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Caso Alpi, Fnsi parte civile

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alpi«La sentenza della corte d’appello di Perugia sia un punto di inizio e non un punto d’arrivo. Da lì dobbiamo ripartire, noi giornalisti, i politici e, soprattutto, i magistrati per tornare a cercare verità e giustizia per Ilaria Alpi e Miran Hrovatin». Il presidente della Fnsi, Giuseppe Giulietti, nel corso della conferenza stampa che si è svolta oggi alla Camera, ha rivolto ai media un appello preciso. «È nostro compito – ha osservato – illuminare la vicenda di Ilaria e Miran perché non vengano dimenticati. Lo dobbiamo allo loro storia e alla storia di questo Paese, ma è anche un gesto d’affetto nei confronti delle loro famiglie».
Sulla stessa linea anche Walter Verini, promotore dell’iniziativa. «Abbiamo il dovere di tenere i riflettori accesi sul lavoro che la magistratura è chiamata a svolgere dopo la sentenza di assoluzione pronunciata dai giudici di Perugia nei confronti di Hashi Omar Hassan», ha detto il capogruppo Pd in commissione Giustizia alla Camera aprendo la conferenza stampa.
«Nelle motivazioni a quella sentenza – ha rilevato Verini – c’è la conferma di quello che prima poteva essere sono un sospetto. La magistratura ora ha riconosciuto che il depistaggio c’è stato. E oggi c’è una legge che ha reso il depistaggio un reato. Certo non può essere retroattiva, ma dimostra la volontà della politica di dare un segnale forte nei confronti delle vittime sulla cui sorte ancora non è stata fatta luce, come in questo caso».
Luciana Alpi, e con lei i partecipanti alla conferenza stampa, hanno quindi chiesto alla procura di Roma di riaprire le indagini su Ilaria e Miran Hrovatin: «Proprio perché la sentenza di Perugia non indica un colpevole, né un mandante – ha spiegato l’avvocato della famiglia Alpi, Giovanni D’Amati – è da lì che bisogna ripartire: dalla constatazione che una verità su quella vicenda non c’è, dagli elementi ambigui e dai depistaggi che la magistratura stessa ha riconosciuto con la sentenza del processo di revisione. Chiederemo un incontro al capo della procura di Roma, Giuseppe Pignatone. Non ripartiamo da zero».
E il presidente Giulietti ha ribadito che «non faremo nulla senza aver prima concordato ogni azione con la famiglia e i suoi legali. Qui non si tratta di chiedere vendetta, ma giustizia. Adesso bisogna scoprire non solo chi ha sparato, ma anche chi ha tenuto nascosta la verità».
Mentre il segretario dell’Usigrai, Vittorio Di Trapani, dopo aver rilanciato «l’impegno dei giornalisti della Rai a non spegnere i riflettori sulla storia di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin», ha avanzato due proposte all’azienda di servizio pubblico: «La Rai si costituisca parte civile in un eventuale nuovo processo e dia seguito all’intuizione di Roberto Morrione di fondare un gruppo di giornalismo investigativo».
Raccogliendo uno spunto dell’onorevole Verini, il segretario generale della Fnsi, Raffaele Lorusso ha rivolto un pensiero ai colleghi dell’Unità, alla vigilia della decisa riunione del Cda di domani, chiedendo al Partito Democratico e all’Agcom di intervenire «per riportare il confronto sul futuro del quotidiano fondato da Antonio Gramsci entro i binari delle corrette relazioni industriali e schierarsi a tutela del pluralismo dell’informazione».
Alla conferenza stampa era presente anche Roberto Natale, portavoce della presidente della Camera, Laura Boldrini, che ha ricordato il lavoro svolto negli ultimi anni in materia di desecretazione degli atti che riguardano la vicenda e che ha portato alla creazione dell’archivio Alpi-Hrovatin contenente oltre 5300 pagine di documenti.
E infine Luciana Alpi, ringraziando i giornalisti presenti e quanti, con il loro lavoro, hanno contribuito a raggiungere l’importante sentenza del tribunale di Perugia, è tornata a chiedere ai magistrati romani «verità e giustizia», ha chiesto al presidente della Repubblica di leggere la sentenza e ha lanciato un nuovo appello: «Non lasciamo cadere nell’oblio Ilaria e Miran».

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