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Demolita a Rosarno la villa abusiva del clan Pesce. L’imprenditore Saffioti: “Dobbiamo dare ciascuno il proprio contributo per il cambiamento”

di Matteo Dalena il . Calabria

Gaetano Saffioti: “Sono salito io stesso sull’escavatore. Questa è gente che mi ha rovinato la vita”— di MATTEO DALENA // – La villa abusiva dei Pesce a Rosarno non c’è più. A ridurla in macerie, nel pomeriggio, i mezzi dell’imprenditore Gaetano Saffioti che, fedele al suo personalissimo motto “pratica ca rumpa a grammatica”, ha deciso di passare nel giro di poche ore dalle parole ai fatti:  «Sono andato io stesso sull’escavatore a demolire mosso da un gusto particolare: questa è gente che mi ha rovinato la vita», ha dichiarato qualche ora fa l’imprenditore e testimone di giustizia sotto scorta dal 2002 quando, reagendo con denunce alle reiterate richieste estorsive fece scattare l’operazione “Tallone d’Achille” che portò a decine di arresti eccellenti nei clan Bellocco, Piromalli e Gallico. Da allora vive blindato e guardato a vista ma con la consapevolezza che il testimone di giustizia non è un peso ma una risorsa: «Quando un’amministrazione decide che qualcosa è giusto la società civile deve rispondere. Siccome faccio questo mestiere, appena mi hanno contattato ho risposto».

Il manufatto demolito è l’imponente villa dei Pesce, costruita negli anni ’80 e utilizzata come base per riunioni strategiche tra affiliati. Acquisita dal comune di Rosarno nel 2003 ad opera del Sindaco Peppe Lavorato che ne ordinò la demolizione in quanto edificata in area archeologica, venne sgomberata soltanto nel 2011. Da allora diversi bandi pubblici aventi per oggetto la demolizione della villa andarono deserti, fino all’intervento di “caterpillar” Saffioti:

«Sinceramente non ero al corrente di questa possibilità altrimenti mi sarei mosso prima. Quando un’amministrazione funziona o vuole raggiungere uno scopo noi da parte nostra non dobbiamo dargli l’alibi che non si può fare. Noi viviamo in Calabria: se vogliamo cambiare davvero dobbiamo dare ognuno il proprio contributo. Se c’è bisogno della mia opera io sinceramente non mi tiro indietro».  Per le decine di aziende calabresi che si occupano di edilizia pubblica e privata ma che si sono guardate bene dal rispondere per anni agli appelli di amministratori desiderosi di infliggere colpi simbolici ai clan, la demolizione portata a termine da Gaetano Saffioti ha il sapore di monito: «Demolire un’abitazione abusiva è una cosa normale che diventa eccezionale solo in questa terra. Viviamo in un contesto dove la normalità diventa eccezionalità. Per un ritorno alla normalità reagiamo tutti con i fatti, ognuno nel proprio ambito. Bisogna fare i fatti, il tempo delle parole è scaduto anche per gli imprenditori: ci sono le condizioni per denunciare, lavorare liberamente, agire».

Sulle macerie della casa abusiva dei Pesce, dominatori della Piana, nasce dunque non solo la grammatica ma soprattutto la pratica del cambiamento.

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