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La notte in cui la mafia a Trapani ha perso

di Rino Giacalone il . Senza categoria

Non ci sono sentenze che pongono interrogativi perché le sentenze accertano fatti. Quella per il delitto Rostagno non sfugge a questa regola. Chi usa, o pensa di usare, questa sentenza per riproporre soliti noti interrogativi, deve essere guardato come qualcuno che non vuole la verità e non vuole, come la mafia voleva, la verità sul perchè Rostagno è stato ucciso. Per ragioni che possono essere solo poco nobili! Cosa che fa il paio sul fatto che la strategia mafiosa attuata da sempre a Trapani, ma non solo a Trapani, è stata quella di ottenere per anni il disconoscimento dell’esistenza di una mafia forte e potente nella provincia di Trapani.A Cosa nostra questa cosa è riuscita benissimo anche perchè spesso chi doveva stare dalla parte dello Stato ha preferito stare dall’altra parte.

La Corte di Assise di Trapani  ha inflitto due ergastoli pesanti, contro Vincenzo Virga e Vito Mazzara. Ha trasmesso atti alla Dda contro 10 testi per presunte false testimonianze. Che appaiono potere essere state, sopratutto alcune, testimonianze finalizzate, per complicità, ignavia, disattenzioni, a portare il processo lontano dalle responsabilità di Cosa nostra. Le indagini spiegheranno meglio cosa è accaduto ma l’alveo è quello delle complicità dirette o indirette con Cosa nostra. Chi pensava poi che la perizia balistica fosse debole si è sbagliato tanto che la Corte ha deciso di mandare anche questi alla Dda di Palermo per riaprire il caso di un delitto trapanese dimenticato, quello di Gaetano Pizzardi, un picciotto che andava a rubare sfuggendo alle regole dell’onorata società. Per i giudici c’è anche lì la firma di Vito Mazzara il killer che andava ad ammazzare assieme a Matteo Messina Denaro. Una Corte attenta quella guidata dal giudice Pellino che ha condotto una impeccabile istruttoria dibattimentale. Paradossalmente vien da dire che il trascorrere degli anni dal delitto senza un processo è stata cosa utile, ieri non poteva esserci quella perizia del Dna che oggi ha incastrato Mazzara.

Una sentenza che si è avuta dunque grazie ai giudici Pellino e Corso, ai giudici popolari, a quell’ispettore di polizia, Nanai Ferlito, che si accorse come in tanti anni mai era stata fatta una comparazione balistica, facendo trovare le sovrapposizioni tra il delitto di Mauro Rostagno e altri delitti per i quali Vito Mazzara, e Vincenzo Virga anche, erano stati condannati, per la Squadra Mobile di ieri e di oggi, affidata a Linares e Leuci. Il lavoro dei pm Paci e Del Bene non si è interrotto. E continuerà con la fantastica sinergia che si è creata con le parti civili durante il processo. Avvocati mai silenziosi, Miceli, Lanfranca, Greco, Crescimanno, Esposito. Si continua sull’inchiesta stralcio. mafia e non solo mafia di coppole e lupare. vero. Rostagno ucciso per volere dei mafiosi che lo vedevano come una camurria e per volere dei mafiosi dai colletti bianchi che hanno potuto ucciso Rostagno continuare nelle loro malefatte. Questa sentenza, le motivazioni, qualunque fosse stato il dispositivo finale, ma non potevano esserci dubbi sulla responsabilità degli imputati, solo, voglio pensare gli stolti non se ne accorgevano, e voglio pensare solo per la loro stoltezza e non per altro, questa sentenza nelle motivazioni scriverà una pagina di storia sulla mafia trapanese e sui suoi intrecci che purtroppo non  sono ancora dissolti ma resistono. Una mafia trapanese che non è mai stata una mafia di periferia. Qui trovano fondamento le basi della interminabile trattativa con lo Stato, a cominciare dalla morte nel 1950 del bandito Giuliano, qui nel 1994 Matteo Messina Denaro diede ordine di votare Forza Italia interrompendo il progetto di Bagarella che voleva fondare un partito della mafia, Sicilia Libera, qui la mafia si è arricchita, è diventata impresa, ha riempito casseforti, si è messa in mano tantissimi fondi pubblici, ha garantito se stessa e politici che già corruttibili lo erano di loro e che hanno scelto di diventare collusi. Rostagno non è stato ucciso perchè voleva fare del giornalismo investigativo ma perchè voleva raccontare, voleva raccontarci ogni giorno tutto quello che apprendeva, e raccontava Rostagno, e le sue parole raccontano ancora oggi, i suoi editoriali potrebbero essere rimandati in onda adesso, restano attuali. Oggi la mafia è sommersa, non spara più, ma uccide ugualmente;: soffocando imprese e mercato libero, discreditando e mascariando. Non è segno di una mafia debole…non ha più bisogno di uccider per togliere di mezzo gli avversari.

La morte di Rostagno è e resterà forte segnale nel mondo dell’informazione dove tanti hanno messo il bavaglio senza nemmeno bisogno della cosidetta legge bavaglio. Ci sono giornalisti che il bavaglio se lo sono fatti mettere, altri che se lo sono messi da soli. Fanno finta di parlare ma non dicono nulla. Non dicono nulla di davvero pericoloso per le mafie. E’ ora di cambiare le cose in questa Sicilia, dove la rivoluzione annunciata non ha fatto davvero nulla di concreto per l’antimafia. Antimafia che invece, come quella coraggiosa di Libera, ogni giorno viene messa in discussione. Non sfugge e non può sfuggire che da quando Libera ha scelto di essere presente come parte civile dentro processi importanti, come quello per il delitto Rostagno, quello contro il senatore D’Alì o in quello in corso sulla cosidetta trattativa, sono sputati incredibili detrattori.Finora la mafia era riuscita a non perdere…da ieri notte ha cominciato a perdere….

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Rino Giacalone

Rino Giacalone

Giornalista siciliano, da tanti anni segue la cronaca nera e giudiziaria in particolare della provincia di Trapani, ed oggi è una delle firme dalla "periferia" per "Il Fatto Quotidiano". Ha seguito le più importanti inchieste sulla ricerca dei latitanti e del super latitante Matteo Messina Denaro nonché sulle connessioni tra la mafia, la politica e l'imprenditoria; ha seguito dandone resoconti inappuntabili i processi e da ultimo quello per il delitto del sociologo e giornalista Mauro Rostagno, indagine questa rispetto alla quale è riconosciuto essere uno degli artefici delle sollecitazioni che hanno portato la Dda di Palermo a non archiviare le indagini. Attento osservatore della realtà siciliana e trapanese, si è spesso scontrato con la politica che a proposito di mafia ha sempre scelto profili bassi se non talvolta di deliberata connivenza. Perchè sostengo Libera Informazione? Perchè qui si trova la informazione libera e qui ogni giorno si continua a fare palestra di giornalismo con gli insegnamenti del direttore Roberto Morrione.

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