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Processo Rostagno, ultima udienza

a cura di Rino Giacalone il . Sicilia

La diretta dal Tribunale di Trapani a cura di Rino Giacalone/// – In aula per l’ultima udienza del processo in corso, da oltre tre anni, per l’omicidio di Mauro Rostagno, giornalista – sociologo ucciso a Trapani il 26 settembre del 1988. Accusati del delitto i mafiosi Vincenzo Virga e Vito Mazzara. Nelle ultime battute del processo il pm ha chiesto l’ergastolo per gli imputati, le difese l’assoluzione e le parti civili in aula hanno sostenuto la richiesta dei pm, sottolineando l’importante ruolo che Mauro Rostagno, terapeuta e giornalista, ha avuto per il risveglio delle coscienze dei Trapanesi e la denuncia del malaffare in città. Tante le novità emerse nel corso di questi tre anni, oggi le ultime repliche e la Corte si ritirerà per il verdetto che dovrebbe arrivare domani, 14 maggio.

Una sentenza attesa oltre vent’anni, indagini che hanno subito numerosi depistaggi. Un processo che è possibile ascoltare su Radio Radicale (audio integrale delle udienze) e che è stato raccontato anche sui social network, grazie alla pagina “Processo per l’omicidio di Mauro Rostagno” dove – come su Libera Informazione – sono state ospitate le dirette curate dal giornalista trapanese, Rino Giacalone. A seguire la diretta:

 

 

ore12.04 La Corte invita gli imputati se vogliono a rendere dichiarazioni, né Mazzara né Virga intendono rilasciare dichiarazioni. La Corte si ritira in camera di Consiglio. Al momento, è esclusa una sentenza nel pomeriggio di oggi. La Corte fa sapere che darà notizia nel pomeriggio, intorno alle 17.00. Altrimenti, direttamente domani intorno alle 12.00 per aggiornamenti. L’udienza è dunque al momento conclusa.

ore 11.45 L’udienza riprende, e continua la replica  dell’avvocato Galluffo che parla di un pestaggio (?) subito da Rostagno poco prima del delitto, una verità processuale introdotta dal teste Gianni Di Malta che aveva riferito di un colloquio con certo Birillo. Si sarebbe trattato, secondo l’avvocato, di un tentato omicidio di Rostagno organizzato da Marrocco nel 1988…(Marrocco, ex ospite comunità Saman) e la lettera di Rostagno a Curcio è del 1986 e non avrebbe – secondo l’avvocato – niente a che vedere a quello che voleva fare Marrocco nel 1988. Nella lettera Rostagno riferiva tensioni a Curcio. Secondo l’avvocato ci sono i teste che indicano la data del progetto omicidiario di Marrocco. Fra questi, Vadan che dice  “lo abbiamo fatto desistere dal gesto qualche giorno prima del delitto”. E anche,  Liapri…”a bloccare Marrocco fu mio marito, Maioli e Vadan” “Ciò avvenne nei primi giorni di settembre 1988”: Galluffo: la difesa non ha esposto suggestioni ma solo prove date circostanze precise e non errati ricordi. Dice Galluffo: l’accusa ha riferito fatti non veri “per mera passionalità”. Continuando nella spiegazione della propria linea difensiva, l’avvocato aggiunge: “non abbiamo rassegnato fatti non veri per veri…cosa che ha fatto l’accusa ma per mera passionalità…..i giudici no non possono avere passionalità…ma razionalità….”. Questa difesa non ha usato discredito nei confronti della dottor Carra o dei periti…anche in questo caso si è contestata solo la passionalità che ha incrinato la logica valutazione. La norma che obbliga l’imputato a fare esame Dna? “Non esiste”, dice Galluffo, “non vi era indispensabilità, Mazzara diede sua disponibilità ampia e totale”, inoltre Mazzara avrebbe potuto “invocare diritto alla privacy”.  Inoltre, tornando su altri elementi utilizzati dalla difesa per “scagionare” gli imputati, l’avvocato aggiunge: “il teste Di Cori sarebbe inattendibile? Perchè viene ancora sentito…perchè non è stato denunciato?”. “Di Cori conosceva Rostagno”…lo dice la Faconti – sostiene l’avvocato.

ore 11.09 L’udienza viene sospesa per cinque minuti

ore 10.39 Replica avv Ingrassia, difensore  di Vincenzo Virga. Non dobbiamo cercare noi i reponsaibili ma dobbiamo seguire bene quello che accade in aula. teste Amodeo: Silvana (Fonte ndr teste oculare) riconobbe Oldrini Marrocco Rallo Bonanno (pista interna Codice Rosso…finita archiviata ndr)…e un uomo di colore Alì…cittadino tunisino…Vennero riconosciute a seguito del riconoscimento fotografico, “soggetti che avevano partecipato all’omicidio”. A dire i nomi degli assassini è venuto un teste dell’accusa l’ispettore Amodeo. Perizia genetica contestatissima dal comandante e vice comandante dei Ris quel reparto cui l’Italia è debitrice per la risoluzione dei più grandi misteri d’Italia (Garofano e Capra in aula come consulenti della difesa, sono ex ufficiali del Ris ndr). La Corte di Assise si sta ritirando in Camera di consiglio senza un verbale di riconoscimento fotografico da parte delle sorelle Fonte rispetto all’imputato Mazzara – dice l’avvocato – riferendosi ad un imputato che però non è quello da lui difeso (l’avvocato difende, Vincenzo Virga, ndr). L’avvocato Vito Galluffo, difensore  di Vito Mazzara. Questa difesa non ha mai rivolto accuse a magistrati della Repubblica – spiega l’avvocato –  e più che mai ai pm di questo processo. “Io ho solo duramente criticato scelte operate dall’ufficio e dall’ex titolare delle indagini, scomparsa di alcune prove dall’ufficio della Dda: quante ne sono scomparse, come fosse potuto scomparire e sopratutto chi e per quale ragione. La ragione della sottrazione diventa ragione dell’omicidio…queste difese non hanno potuto fare completamente l’attività difensiva” – chiosa l’avvocato – che subito dopo cita l’interrogatorio di Renato Curcio a ridosso del processo in corso, un atto secretato, di cui si è autorizzato e consentito solo oralmente l’espletamento di delicate attività di indagine, senza verbalizzazione – dice. Inoltre, cita mancato riconoscimento Vito Mazzara nel 2010, “il pm avrebbe fatto meglio  a non intervenire in difesa nella replica. La legge imponeva di verbalizzare tutto anche quando nulla accade ma quel giorno tanto era accaduto… pagina nera su questo delitto” – commenta l’avvocato.

ore 10.23.  In aula oggi replicheranno, principalmente, le parti civili, dopo le arringhe della difesa e le repliche dei pm. Prende la parola l’avvocato Crescimano, per l’Ordine dei giornalisti di Sicilia. La replica ripercorre alcune delle “alternative” piste d’indagine utilizzate dalla difesa per motivare la richiesta di assoluzione per gli imputati mafiosi a processo. Sul tema dell’arma, Crescimano spiega: “la mafia non usa ferri vecchi” aggiunge: “il fatto di essere un ferro vecchio non è stato accertato, l’arma non è stata trovata, non si può dire. Dire che è un ferro vecchio perché l’arma è esplosa, si è rotta, ecc…è argomento che non è condivisibile perché esclude il caso fortuito che non può essere escluso….l’arma rotta è un argomento neutro che non può essere usato come ha fatto la difesa come punto di partenza. Esempi? L’incidente nella formula uno dove la tecnologia è il massimo che possa immaginarsi….la morte di Ayrton Senna caso  fortuito…non credo che l’imputato Mazzara possa porsi ad alti livelli tecnologici…il fucile si è rotto nonostante Mazzara sia super esperto di armi. In merito alla “pista servizi segreti”: arma vecchia e servizi segreti non possono stare nella stessa pista esposta dalla difesa…la mafia è un potere forte ha commesso azioni criminali da poteri forti. Ricordiamo l’Addaura (menti raffinatissime senza escludere la mafia), le stragi del 92 e 93….Loggia Iside 2 non c’è migliore esempio di come qui i poteri forti hanno saputo saldarsi tra di loro saldando le rispettive esigenze. Mafia trapanese ha il pieno controllo del territorio come ha raccontato il pentito Milazzo…la mafia qui ha ucciso chi commetteva furti senza autorizzazione (Monteleone). La mafia qui a Trapani era comandata dall’imputato Virga, Mazzara il suo killer, il fatto che non aveva movente proprio non esclude responsabilità.Infine, l’avvocato ribadisce la richiesta di condanna per gli imputati. A seguire, l’avv Francesco Greco parte civile associazione siciliana della stampa deposita solo nota spese. Poi, prende la parola, Avv Stefano Vezzadini difensore di Vincenzo Virga. Esordisce  dicendo che ha difficoltà a comprendere il senso di certe affermazioni…attacchi personali al pm? che la difesa ha detto falsità…che la difesa non ha saputo confrontarsi su qualcosa di serio….”Io mi sarei posto da ostacolo per il transito di un verbale del pentito Siino”…Non comprendo replica….”Io non mi sono mai opposto – dice – …non comprendo senso della replica a fronte di accuse dettagliate ma infondate….io mi sono opposto ad un verbale di Brusca non di Siino”. Ho estromesso io atti processuali? Una cosa è l’estromissione un’altra è l’acquisizione processuale dei documenti rispetto alla quale la difesa ha pieno esercizio”.  Avv Vezzadini invita la Corte di Assise a rileggere i verbali delle udienze per rendersi conto della infondatezza delle tesi di replica del pm

 

 

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