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Arte e antimafia come Beni Comuni

di Giuseppe De Marzo* il . L'analisi, Lazio

Today 13 marzo 2014/// – Molto spesso abbiamo sentito diversi personaggi della politica criticare l’arte e la cultura. C’era chi diceva che “di cultura non si mangia” e chi invece sottolineava come quello artistico fosse un investimento economico a vuoto. Di qui i primi tagli al Fus, il fondo unico per lo spettacolo, il commissariamento di grandi teatri che hanno fatto la storia del nostro Paese, il licenziamento e la precarizzazione di chi con l’arte ci lavora o la fa. Questo destino è toccato anche ai lavoratori e ai creativi del Teatro Valle di Roma, il più antico teatro della Capitale ancora in attività dal 1727.

Se è ancora aperto c’è una ragione ben precisa. Con la definitiva dismissione dell’Ente Teatrale Italiano il Valle era destinato alla chiusura. Effettivamente il 19 maggio le sue porte vengono chiuse, per essere riaperte poco meno di un mese dopo. Il 14 giugno 2011 lavoratori e lavoratrici dello spettacolo destinati alla disoccupazione lo hanno occupato e da allora lo mantengono pubblico, aperto e lo gestiscono attraverso la partecipazione popolare e con criteri di trasparenza. Quell’anno gli occupanti hanno ricevuto il Premio Speciale Ubu per l’esempio di una possibilità nuova di vivere il teatro come bene comune.

Hanno scelto l’occupazione e si sono riappropriati di uno spazio. Qui in loro sostegno sono passati Stefano Rodotà, Paolo Maddalena, già vice presidente della Corte Costituzionale, Ugo Mattei e tanti altri ancora, per costruire quella categoria giuridica che possa aprire uno spazio d’azione tra la logica del profitto dei privati e l’eccessiva burocratizzazione del pubblico: il bene comune. “Al centro delle pratiche, le relazioni: il fare comune è un’alternativa concreta per sottrarre le nostre vite e il nostro lavoro agli effetti della crisi e delle politiche di austerità. Un modo nuovo per uscire dalla crisi. Una dimensione in cui condividere i bisogni e trasformarli in un fare comune” così scrivono gli occupanti.

Saremo lì il 15 marzo come Libera e con la campagna ‘Miseria Ladra‘. Una tappa del percorso che ci porterà a Latina il prossimo 22 marzo per la diciannovesima edizione della “Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime delle mafie”. L’arte va sostenuta così, con pratiche di riappropriazione e di fare comune, popolare, perché effettivamente l’arte è un bene comune. Come lo è del resto l’antimafia.

L’incontro del movimento dell’antimafia sociale con la cultura indipendente dai vincoli asfissianti del mercato segna un momento importante nella città di Roma: una prima saldatura politica tra pezzi di società che perseguono le medesime finalità e che costruiscono un punto di vista ed un agire comune e condiviso sulla relazione tra cultura, giustizia sociale, difesa dei beni comuni e lotta alle mafie. un fatto nuovo.
In un momento storico in cui la società è vittima della crisi, della disoccupazione, della precarietà e della povertà, l’arte diventa anch’essa uno strumento per uscire dall’esclusione sociale, dalla marginalità e per ridare dignità alle persone. La cultura è capace di trasformare l’arte in un fare comune, modificando oltre al linguaggio le sorti della società in cui si sviluppa.”

Articolo di Giuseppe De Marzo, responsabile della campagna Miseria Ladra su Today 13 marzo 2014

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