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Terra dei fuochi. L’ora dei fatti

di Antonio Maria Mira il . Campania

Meglio tardi che mai, si sarebbe portati a dire dopo il voto alla Camera (quasi all’unanimità) di ben otto mozioni che impegnano il governo a mettere in atto, rapidamente, tutte le iniziative e gli interventi utili e necessari per risanare la “terra dei fuochi”.Anche se, purtroppo, il ritardo ha provocato danni impressionanti e ormai duraturi. Troppi gli anni passati. Troppi i Tir che hanno scaricato impunemente rifiuti tossici nella terra tra Napoli e Caserta, un tempo “terra felix” oggi “triangolo dei veleni”. Troppi i roghi che hanno appestato l’aria e riempito i polmoni di milioni di persone. Troppi veleni che sono scesi fino ad inquinare le falde più profonde… Troppo male, davvero troppo.
Certo, che uno dei rami del Parlamento ufficializzi il proprio impegno è importante. Ma, come si dice in gergo politico-giornalistico, “una mozione non si nega a nessuno”.

E infatti, il governo ha accolto tutte quelle presentate, da maggioranza e opposizioni, chiedendo solo parziali modifiche. Ora bisogna mettere in pratica questi impegni. Tutti interventi quasi ovvii, dal potenziamento dei controlli alle analisi dei terreni, dalla tutela della salute a quella dei prodotti agricoli, dalla modifica delle norme per contrastare le ecomafie al risanamento e alla bonifica delle aree più degradate. Interventi chiesti a gran voce dalle popolazioni del Napoletano e del Casertano, alle quali “Avvenire” ha dato ampia eco in un anno e mezzo di inchieste e di mostruosità incredibilmente ignorate portate in prima pagina.

Bene dunque, ma perché non prima? Perché quindici anni fa non venne discussa dal Parlamento la proposta di legge della Commissione d’inchiesta sulle ecomafie per introdurre finalmente i reati ambientali nel Codice penale? Proprio quello che si propone oggi. E ancora: perché non venne discussa nessuna delle relazioni che sempre quella Commissione (prima solo del Senato e poi bicamerale) dedicò fin dal 1994 al dramma della Campania, con descrizioni della “terra dei fuochi” che sembrano scritte oggi?

Allora nessun gruppo politico propose di votare uno “straccio” di mozione che impegnasse il governo a intervenire. E non era necessario aver letto la testimonianza segretata del boss Carmine Schiavone. Gli atti parlamentari erano già chiarissimi. Così come le inchieste della magistratura: Adelphi, Avolio, Cassiopea, Carosello, Giudizio finale, solo per ricordarne alcune.

Il quadro drammatico era chiarissimo. Ma ben poco si è fatto. Tante promesse, tanti annunci di finanziamenti della riscossa civile, tante veloci dimenticanze. Ma i veleni non hanno perso tempo. E mentre i clan camorristi, gli imprenditori e i politici collusi si sono arricchiti, la gente ha cominciato a morire. A morire di veleni e di amnesie. E se qualche tribunale magari poi ha assolto i singoli, come nel recente processo all’ex governatore della Campania Bassolino, niente e nessuno può allevare il peso delle responsabilità della politica.

Ora davvero si passi ai fatti. Concreti e rapidi. Se necessario, anche con un apposito decreto legge, come sembra intenzionato a fare il governo. Si spenda e bene. Controllando accuratamente che la camorra dopo aver fatto i soldi coi veleni non torni a farli anche sulle bonifiche. Il rischio è concreto (come hanno già scoperto alcune inchieste), ma il rischio non può essere un alibi per non fare.

Risanamento, dunque, e controlli severi. Pur se a livelli più bassi, di criminalità  per così dire spicciola, l’inquinamento prosegue, ma intervenire si può anche qui, come confermano le sei persone arrestate in sei giorni mentre appiccavano il fuoco a cumuli di rifiuti in provincia di Caserta. Non sono le mozioni a produrre questi risultati, ma la volontà e l’impegno concreto delle istituzioni, nazionali e locali. Il Parlamento ieri ha parlato, indicando e votando le strade da imboccare.

Le stesse di quindici e più anni fa. Facciamo in modo che per quanta più gente e per quanta più terra non sia troppo tardi. Che non si debbano attendere nuove rivelazioni più o meno veritiere di qualche ex boss, per fare finalmente qualcosa. In questo anno e mezzo qualche passo avanti è stato fatto, grazie all’impegno di tanti, dalla denuncia di don Maurizio Patriciello sostenuto da tutta la Chiesa della Campania alla mobilitazione di decine di migliaia di persone, dall’informazione fornita da chi, come noi, non s’è arreso all’inevitabilità del male e ha accettato di farsi accusare di «allarmismo» alla serietà di non pochi uomini e donne delle istituzioni. Ne diamo atto ai ministri Orlando, De Girolamo e Cancellieri.

Ma serve di più. Ce lo chiedono tutti quelli che in questi anni sono morti troppo presto per silenzi, amnesie, sottovalutazioni, codardie e complicità.

[L’Avvenire]

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