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Ho scoperto il prezzo della mia dignità di giornalista libero, marsalese

di Giacomo Di Girolamo il . L'analisi

Che un’azione legale del Sindaco di Marsala fosse in corso, lo sapevamo. Ce lo aveva detto lei – se ne vantava ogni volta che mi incontrava, come fanno i bulli a scuola quando ti annunciano che ti daranno un cazzotto – e voci ben informate ci avevano allarmato su mani cortigiane e menti lucide (della lucidità dei servi) che stavano collazionando per lei gli articoli più “interessanti” del nostro giornale in vista di una resa dei conti finale.  

Non ho mai parlato delle querele e delle richieste di risarcimento danni che ricevo. In verità, se ci penso, parlo poco del mio lavoro, gli amici me lo fanno notare spesso. Non è solo questione di riservatezza, la mia. Piuttosto, odio i protagonismi, e penso alcune cose. La prima: come si ha diritto di informare, si ha diritto di tutelarsi se ci si ritiene danneggiati. Non ne ho mai fatto una questione personale, quando mi trascinano in tribunale. Mi fa rabbia, quello si, l’abuso che si fa del mezzo, moderna e urbana versione delle minacce di una volta. Ormai ti querelano e ti diffidano anche se respiri. Altra cosa, non mi piace parlare di me. Mi piace molto di più parlare delle cose che scrivo, che scriviamo. Tutto il resto è contorno. 

Quindi, si, il “querelone” del Sindaco Adamo lo aspettavo senza particolari ansie,  come l’ennesima lettera anonima o la minaccia del tizio che ti aspetta sotto la redazione per chiedere conto e soddisfazione di alcune cose che hai pubblicato. Ma vedere arrivare una richiesta di risarcimento danni di 50.000 euro firmata non da Giulia Adamo ma dal Sindaco della mia città, è un’altra cosa. E non è più l’esercizio di un diritto, è il segno arrogante di un potere che non ammette critiche, che pretende che il pelo sia lisciato sempre dal verso giusto, e ti vuole punire per questo. Giulia Adamo dà finalmente conclusione ad una corsa lunga, che era cominciata quando mi aveva definito “indegno di essere marsalese” durante un consiglio comunale, ed era continuata con gli attacchi ripetuti in più occasioni, in diverse emittenti televisive, in altre radio. Io mi vergognerei, a finanziare il Festival del Giornalismo di Inchiesta, fossi in lei (in realtà mi vergognerei anche a farmelo finanziare….). Ma capisco che per Adamo anche quello è  l’estremo tentativo di dividere il mondo in amici e nemici, buoni e cattivi, la goduria, come alla festa delle medie, di dire chi può entrare e chi no.

Il Comune di Marsala ritiene che io sia lesivo per la sua immagine. Non per una cosa che ho scritto, ma per le cose che scrivo.
Il Comune di Marsala si sente danneggiato da me.
Il Comune di Marsala mi chiede i danni.
Il Sindaco di Marsala, Giulia Adamo, mi sta dicendo chiaramente – a nome di tutti – che io non sono cittadino marsalese gradito.
50.000 euro non è una richiesta di risarcimento danni. E’ un cazzotto nei denti. Coscienze meno pelose avrebbero chiesto almeno dieci volte tanto, se davvero ci tengono all’immagine della città che io avrei danneggiato, o si sarebbero tutelate in sede penale, con un processo, delle prove, dei giudici.
50.000 euro è il ticket che si paga ad un tentativo di lobotomia dell’informazione libera a Marsala. Perchè, è evidente, è un richiesta che, se passa, è destinata a gambizzare me, il mio lavoro, la nostra redazione.  50.000 euro è il prezzo che si paga per scrivere notizie anzichè fare fusa. E credo che paghiamo di più proprio questo, il fatto che spingiamo a pensare, che solleviamo dubbi. Lo abbiamo fatto sempre. Quando c’era Sindaco Galfano (centrosinistra), Carini (centrodestra), e ora Adamo (centro del mondo). A Carini abbiamo rovinato la vita, letteralmente. Ma era un gran signore, un incassatore di altri tempi. Oggi con lui ci ridiamo su. Negli stessi anni in cui lui era Sindaco della città  io per per Giulia Adamo il miglior giornalista di Marsala, vanto da esporre nelle conversazioni con gli amici, pezzo aggiunto della sua argenteria.

L’azione legale del Sindaco Adamo è ancora più esante perchè figlia di una concezione assoluta del potere. Un Sindaco di minoranza (solo un marsalese su quattro ha scelto questo Sindaco alle scorse elezioni) non può decidere chi è cittadino gradito e chi no, e non può farlo in nome di tutti gli altri: dei partiti della sua maggioranza, del consiglio comunale,  dei suoi sostenitori, dei marsalese. In nome mio.
E’ paradossale, ma paga il suo avvocato con i nostri soldi, e quindi anche con una millesima parte dei soldi tuoi, caro lettore, dei soldi miei.
No, non può farlo. E’ per questo che, con serenità, ho già denunciato l’episodio agli organismi competenti. E’ per questo che chiederò alle istituzioni di intervenire. E’ per questo che chiedo ai marsalesi di ribellarsi, di avere un sussulto di dignità. Non c’è bisogno di fare molto, solo di dire al Sindaco: “Non nel mio nome”. Puoi distruggere le vite che vuoi (ognuno vive delle miserie delle sue ambizioni) ma non puoi farlo nel mio nome, con i miei soldi. “Non nel mio nome”, Sindaco, e dovrebbero dirlo per primo i miei amici e colleghi giornalisti, perchè quello che capita oggi a me,  domani potrebbe capitare a chiunque altro. Non sto lanciando petizioni, nè gruppi Facebook, sit in, occupazioni, nè altro. Chi vuole esprimere un disagio, ha mille forme per farlo.

So già che lo faranno in pochi. A questi va il nostro grazie e l’impegno che continuiamo a testa alta, come prima. Molti invece staranno in silenzio. Chi per i soldi che guadagna. Chi per paura. Chi per ignoranza. Molti diranno che me la sono andata a cercare, perchè c’è sempre questo mito, ques’aurea che mi porto dietro di eccentrico stravagante, e allora, si, molti mi diranno: così impari a starti buono, come se ci fosse un modo per stare buono che non sia quello di fare degnamente la sola professione che so fare. Insomma, molti lasceranno correre, faranno spallucce, convinti che fin quando non viene toccato il loro guadagno, tutto può filare liscio. Fate come volete, ma quando attaccheranno la vostra, di libertà, noi saremo, come sempre in prima fila a difendervi e a raccontare. Che poi è l’unica parte dalla quale sappiamo stare.

Giacomo Di Girolamo –  per “Marsala.it”

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