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Bolzano, quattro mesi di reclusione per diffamazione

Di redazione* il . Trentino Alto Adige

Ha suscitato un duro commento della FNSI la sentenza del Tribunale di Bolzano che ha condannato i giornalisti del quotidiano Alto Adige Orfeo Donatini e Tiziano Marson a quattro mesi di reclusione e al pagamento di una pena pecuniaria per diffamazione a mezzo stampa. Il redattore e l’ex direttore  sono stati querelati da un consigliere provinciale per un articolo di cronaca pubblicato nel 2008. Prima della querela non era stata chiesta alcuna rettifica. La FNSI considera il caso emblematico della necessità più  volte richiamata di riformare la legge sulla rettifica e la normativa penale sulla diffamazione. A nome dei giornalisti del Trentino Alto Adige, Stefan Wallisch si è affidato alla sentenza di appello per eliminare “la sensazione di fumus persecutionis”.

Nel 2008 Orfeo Donatini ha scritto che Sven Knoll, consigliere provinciale di Bolzano e membro del SuedTiroler Freiheit, era oggetto di accertamenti di polizia per la sua possibile vicinanza ad ambienti di estrema destra. La stessa notizia, ha sostenuto il giornalista, era già stata riferita da un periodico a diffusione nazionale ed era basata su un documento di polizia riservato. 

La solidarietà della Fnsi

“La Federazione della Stampa esprime stupore e sconcerto per la decisione assunta dal Tribunale di Bolzano di condannare il giornalista Orfeo Donatini e il direttore dell’Alto Adige, Tiziano Marson, ad una pena pecuniaria e a 4 mesi di reclusione per diffamazione a mezzo stampa”, si legge in un comunicato. “Nell’esprimere la solidarietà del Sindacato dei giornalisti ai due colleghi, la Federazione sottolinea come il provvedimento della Magistratura, del tutto incomprensibile ed esagerato rispetto al caso in giudizio, sia ancora una volta la dimostrazione della pericolosità, per la libertà di stampa, della permanenza nel Codice Penale di una odiosa ipotesi di reato che dovrebbe essere regolato in maniera assolutamente diversa. Da anni la Federazione della Stampa ha posto il problema al Parlamento, alle forze politiche e ai governi. Sarebbe il caso di intervenire”. 

“La tempestiva pubblicazione delle smentite, delle risposte e delle rettifiche, cosi come prevede l’art. 8 della legge sulla stampa, dovrebbe essere, infatti, sufficiente ad impedire qualsiasi azione di carattere penale o civile”, spiega ancora la Federazione Nazionale della Stampa. “Il ricorso, ormai permanente, alla Magistratura per presunta diffamazione e per conseguente, altrettanto presunto, danno da responsabilità civile rischia di limitare fortemente il diritto alla libertà di stampa e l’esercizio dell’attività giornalistica. Bisogna che si prenda atto che questo stato di cose non può assolutamente continuare. Per questo, ancora una volta, rinnoviamo al Parlamento e al Governo, e in particolare al Ministro di Grazia e Giustizia, di intervenire con un provvedimento non più procrastinabile”. 

Solidarietà è stata espressa anche dall’Ungp, l’Unione nazionale giornalisti pensionati del Trentino Alto Adige e dal Sindacato dei giornalisti del Trentino Alto Adige. “Tale sentenza”, scrive l’Ungp in un comunicato, “può creare un precedente e limitare, così, il diritto e la libertà di cronaca dei giornalisti”. Il segretario del Sindacato giornalisti del Trentino Alto Adige, Stefan Wallisch, fa sapere che, “senza voler mettere in discussione l’esito a cui è pervenuta la magistratura, il sindacato auspica una revisione della sentenza di secondo grado che vada nella direzione di dare piena giustizia, eliminando prima possibile quella sensazione di fumus persecutionis che attualmente grava pesantemente sul diritto di cronaca”.

*tratto da Ossigeno

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