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Delitto Claps, Restivo a processo con rito abbreviato

Di Norma Ferrara il . Basilicata

Al via il processo a carico di Danilo Restivo per l’omicidio della giovane Elisa Claps, uccisa 18 anni fa a Potenza. L’imputato, che rischia sino a 30 anni di carcere, si trova in Inghilterra, già condannato all’ergastolo per l’uccisione della vicina di casa Heather Barnett.  A pochi giorni dalla prima udienza i giornalisti, Fabio Amendolara (Gazzetta del Mezzogiorno) e Pierangelo Maurizio (Tg5)  hanno ricostruito i passaggi più complessi di questa lunga indagine ma anche i misteri e le notizie create ad arte per allontanare gli inquirenti dalla verità. Un giallo che arriva a coinvolgere persino i Servizi segreti che nel 1997 avrebbero redatto una informativa sul caso Claps, all’interno di un ampio fascicolo dedicato alla criminalità organizzata in Basilicata.  Don Marcello Cozzi, animatore di Libera in Basilicata e profondo conoscitore delle vicende lucane (autore del libro “Quando la mafia non esiste”) segue da anni questo caso e anche in questi giorni ha provato a riportare l’attenzione  su questa notizia, ignorata dal resto della stampa nazionale.

 I fatti 

E’ il 1997 quando, quattro anni dopo la scomparsa di Elisa Claps i giornali diffondono una strana notizia che riguarda il delitto della giovane: secondo fonti segrete sarebbe stata uccisa nell’ambito di riti satanici e il suo corpo nascosto nel cimitero di Potenza. Si tratta di una falsa pista d’indagine e gli inquirenti e i giornalisti lo capiranno solo in seguito.  Accade nello stesso periodo che un agente del Sisde venga a conoscenza di particolari sul delitto Claps: come l’indicazione dell’omicida e del luogo in cui poi verrà ritrovata. In poco tempo redige una informativa che indirizza al ministero dell’Interno, nell’ambito di un più ampio fascicolo sulla criminalità organizzata in Basilicata. «Da quel momento, di quella informativa – dichiara Marcello Cozzi – si perdono le tracce. Di contro tornano indietro notizie, rilanciate sulla stampa locale, diametralmente opposte da quelle raccolte dall’agente del Sisde. Oggi, alla luce di quello che sappiamo sul caso Claps – continua Cozzi – potremmo dire che si è trattato di un depistaggio». Nellospeciale in vista del processo i due giornalisti sono riusciti a rintracciare l’uomo dei servizi che curò quel rapporto e raccolse le notizie su caso Claps. L’agente ha confermato i fatti  in una intervista rilasciata loro in esclusiva. Questo ulteriore elemento conferma l’esistenza di una rete di appoggi, silenzi, coperture che hanno garantito l’impunità per questo delitto .«Un sistema preesistente al delitto, dentro al quale è stato inserito anche questo omicidio – sottolinea Cozzi». Con le dinamiche tipiche di una rete basata su favori e connivenze. «Il rito abbreviato per Restivo – dichiara Cozzi – non consentirà di andare oltre il delitto, di scoperchiare questo “sistema”. Non permetterà di venire a conoscenza di tutto quello che è accaduto dopo il delitto – continua Cozzi. Conosceremo solo l’autore materiale del delitto ma non tutto il resto».  

Toghe  lucane  bis 

«In Basilicata, come emerge da parecchi processi giudiziari, dalle cronache, dai numeri dei reati – continua Cozzi – è in piedi un sistema di potere trasversale che ha condizionato la vita della regione, la politica, la giustizia, la società. Perché – si chiede Cozzi – di fronte all’omicidio di una giovane ragazza si decide di schierare un così alto livello di copertura? Ci dev’essere qualcosa di molto più importante da tutelare, del responsabile del delitto.  A giudicare da quello che emerge nelle aule giudiziarie, questa copertura sembra essere servita, soprattutto, a tenere in piedi un sistema di relazioni» . A spiegare di cosa stia parlando don Marcello Cozzi, il contenuto dell’indagine avviata alla procura di Catanzaro, denominata “Toghe lucane bis” . «Non si tratta – spiega Cozzi – di un proseguimento dell’inchiesta “Toghe lucane” che, lo ricordiamo, è stata archiviata. Si tratta di una indagine partita parallelamente a quella di De Magistris e che, a mio avviso, ha un impianto accusatorio ancora più forte». L’inchiesta “Toghe lucane bis” – come sottolinea Cozzi «va dritto al cuore del problema».

 Il 21 marzo scorso il nome di Elisa Claps è stato letto in piazza nella giornata delle vittime delle mafie da Don Luigi Ciotti che ha voluto dedicare anche “alle vittime del silenzio” quella giornata. In Basilicata sono in corso processi per mafia (come quello di appello per i basilischi). Negli ultimi decenni sono stati commessi 50 omicidi per mafia,  16 sono le persone di cui non si hanno più notizie, 20 i gruppi criminali che operano nella regione. E tanti silenzi. Almeno sino a qualche anno fa quando sono venute alla luce le storie nascoste e dimenticate della Basilicata, terra nella quale si è cominciato a chiedere verità e giustizia. «Negli ultimi anni – conclude Cozzi  – i cittadini lucani hanno preso coscienza delle dimensioni del fenomeno, non solo per la sua ala militare ma anche e soprattutto per la sua presenza nell’economia e nella società, attraverso racket, usura, ecomafie e hanno capito che è importante non abbassare la guardia e continuare a chiedere verità e giustizia».  A partire dal delitto della giovane Elisa Claps.

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