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L’abbraccio di Potenza a Elisa Claps

Di Mariagrazia Zaccagnino il . Basilicata

L’impressione è che in quella foto, adesso, sorrida di più. Nel giorno del suo funerale, Elisa Claps, ha salutato i suoi concittadini con un sorriso grande, dolce, lieve. Una gigantografia di quel volto che tutti abbiamo imparato a conoscere in 18 anni, faceva da sfondo alla chiesa “che ha per tetto solo il cielo”, voluta dalla famiglia di Elisa per dare l’ultimo saluto a quella figlia, che nel tempo è diventata la figlia, la sorella, l’amica di tutti. “Ben tornata Elisa”. Così don Marcello Cozzi, coordinatore della rete di Libera in Basilicata che da sempre ha operato per la ricerca della verità nella storia di Elisa, ha accolto la bara bianca in piazza don Bosco, a Potenza.

Due ali di folla hanno accompagnato l’arrivo del feretro con un lungo applauso. Ai balconi lenzuola bianche e le bandiere d’Italia a mezz’asta in segno di lutto. Il coro della parrocchia di cui la stessa Elisa faceva parte, ha fatto da sottofondo alla cerimonia religiosa. Un altare semplice, un leggio e una croce di legno. Undici preti tra cui don Luigi Ciotti, leader nazionale di Libera. E poi quella bara bianca, che appariva così leggera ma che pesa come un macigno sulle coscienze di quanti hanno avuto responsabilità nel suo triste destino. “Togliete quella pietra”, ha invocato don Marcello durante un’omelia che ha scosso le coscienze. “Caino, fratello nostro che hai barbaramente spezzato la vita di Elisa – ha continuato don Cozzi – togli il macigno dinanzi a quel sepolcro di menzogne e di falsità nel quale ti sei condannato a vivere per sempre: non c’è altra via che ti consegni al perdono di Dio”.

E ancora: “Togliete la pietra, voi, uomini e donne che avete coperto il fuggiasco Caino. Togliete quel macigno che ha tenuto nascosta Elisa per 18 anni e fate uscire tutta la verità, perchè una mezza verità significa condannare una famiglia e una comunità intera, a rimanerci per sempre, in quel sepolcro”. Penetrano la carne viva, le parole di don Marcello, quella carne che ancora sanguina per la ferita lasciata aperta dall’assurda morte di un fiore a cui hanno spezzato lo stelo. “Com’è stato possibile – si interroga ancora il prete – stroncare la vita di un fiore appena sbocciato e poi farlo marcire in un angolo buio come erbaccia da gettare? E come è stato possibile che ciò avvenisse in una chiesa Signore, la tua chiesa?” Era una domenica di fine estate del 1993. Elisa si apprestava a vivere l’era più bella della vita. Quella in cui la preoccupazione più grande è il tema di latino e basta lo sguardo fugace di un ragazzo per far battere il cuore. Tutto questo, ad Elisa, è stato negato.

Quel giorno la mano assassina (che per la Procura di Salerno è quella di Danilo Restivo: il ragazzo che la domenica mattina aveva dato appuntamento a Elisa e che in Inghilterra è stato condannato all’ergastolo per l’omicidio di Heather Barnett, avvenuto a Bournemouth nel 2002), ha fermato per sempre la vita di Elisa, lasciando il suo cadavere nel sottotetto di una chiesa, dove è stata ritrovata 17 anni dopo (il 17 marzo del 2010), tra lo sconcerto, l’incredulità e la rabbia di un intero Paese. Alla cerimonia religiosa del rito funebre, in composto dolore come in tutti questi lunghi anni, c’erano i fratelli di Elisa, Gildo e Luciano e poi c’era Filomena, la mamma di Elisa. Quella donna minuta e fragile ma che ha lottato come un gigante per riavere a casa la sua bambina. Anche quando tutti le dicevano che Elisa era andata via di casa perchè a casa non ci stava bene. Anche quando chi avrebbe dovuto cercarla, cercava solo di convincerla che l’assenza della figlia era momentanea. Ma lei no, non hai mollato.

Filomena Iemma conosceva sua figlia e sapeva che non sarebbe mai andata via di sua volontà, con quel maglione bianco che la madre le aveva intrecciato ai ferrri. Ci sono voluti anni di dolore, di speranze, di ricerche e di umiliazioni, ma alla fine ha avuto ragione lei. E chissà quante volte, in questi lunghi anni, avrà invece sperato in cuor suo di sbagliarsi. Elisa è tornata a casa e il desiderio di mamma Filomena si è potuto finalmente concretizzare: portare un fiore sulla tomba della sua amata figlia.

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