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Draghi: le regioni del sottosviluppo

Di Lorenzo Frigerio il . Basilicata, Lombardia, Puglia

«In concomitanza con il contagio, Puglia e Basilicata sono passate da una crescita del prodotto pro capite che era più rapida di quella del gruppo di regioni inizialmente simili a una più lenta:  nell’arco di trenta anni, all’insorgere della criminalità organizzata sarebbe attribuibile una perdita di PIL di 20 punti percentuali, essenzialmente per minori investimenti privati». È questo uno dei passaggi forse meno approfonditi del discorso tenuto da Mario Draghi nell’ambito dell’incontro organizzato da Libera e da sette atenei milanesi qualche giorno fa a Milano. Tutti i commentatori si sono soffermati giustamente sui rischi per la democrazia della “colonizzazione” della Lombardia ad opera delle cosche, rilanciati dal governatore della Banca d’Italia, ma hanno forse perso di vista il quadro generale della denuncia di Draghi. Proprio la citazione iniziale lega due regioni come la Lombardia e la Basilicata, come se segnasse il passaggio di un ipotetico testimone in questa staffetta per la legalità. 

Dopo il 20 marzo a Milano, in Lombardia il popolo di Libera si ritrova a Potenza, in Basilicata. E nelle parole del governatore della Banca d’Italia, che richiama uno studio condotto su input della Commissione antimafia, si trovano ragioni di legami, purtroppo illeciti, tra due regioni che per troppo tempo, sono state considerate isole felici. L’approfondimento della Banca d’Italia ha messo sotto la lente d’ingrandimento il processo di sviluppo della Basilicata e della Puglia – altra regione schierata sul fronte negazionista – nel periodo precedente e seguente al contagio mafioso, verosimilmente dispiegatosi sul finire degli anni Settanta. Altrettanto significativo è il confronto dei dati emersi con quelli di alcune regioni del centro nord, ritenute immuni perchè di non tradizionale presenza criminale (Molise, Abruzzo, Umbria e Veneto). Scopo dello studio portare in evidenza «l’effetto della presenza mafiosa sulla crescita economica da quello di ogni altra causa». La conclusione è purtroppo prevedibile, ma pur sempre drammatica: è proprio il ruolo delle cosche la ragione principale del divario nello sviluppo delle regioni, al sud come al nord. 
E il commento finale della Commissione antimafia non lascia spazi ad interpretazioni equivoche: «Lo studio della Banca d’Italia fornisce elementi utili per comprendere ulteriormente quanto grande sia per il nostro Paese il rischio di fenomeni di infezione di nuovi territori ed evidenzia l’esigenza che l’impegno dello Stato, oltre a contenere la pervasività della criminalità organizzata e a condurre una efficace azione di contrasto, deve essere costantemente rivolto non solo ad eliminare le radici dell’infezione, ma anche ad una efficace azione sul piano sociale ed economico». Di quanti altri documenti e di quante altre denunce si ha bisogno, prima di passare al contrattacco?

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