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Scuola e comunità

Di Vittorio Giacomin il . Veneto

“Considerate le difficoltà
economiche generali, si è deciso di non aumentare la cifra che comunque
si rivela insufficiente per sopperire alle spese che la scuola deve
affrontare, in un regime di bilancio sempre più deficitario per la
netta riduzione dei fondi statali”.

Con queste parole si conclude
la circolare n. 4 del 13 settembre 2010, emanata dalla Dirigente Scolastica
del nostro Istituto Comprensivo Don Bosco. Sono parole che fanno riflettere
perché evidenziano una frattura tra gli impegni prioritari di
una comunità intesa in termini generali, che potremo anche chiamare
Stato o Comune, e i bisogni essenziali degli amministrati, in questo
caso i nostri figli. 

Non serve fare molti giri di
parole su questo tema spinoso della scuola. Tutti sappiamo che l’attuale
riforma Gelmini ha avuto la mano pesante, anche se prima non erano rose.
Ora il problema si è acuito e la rinnovata chiamata a raccolta ad una
esigenza di solidarietà da parte della Dirigente rattrista perché
significa che le Istituzioni hanno abdicato rispetto al diritto fondamentale
che è l’istruzione. Il tema della scuola è a mio avviso scindibile
in due grandi filoni: quello della didattica, tema di esclusivo appannaggio
dei docenti, e quello della gestione finanziaria della scuola. Sulla
didattica la Dirigente ha scritto nella circolare riflessioni importanti
e senz’altro condivisibili. Tutti noi abbiamo avuto modo di sperimentare
l’impegno e l’attenzione dei docenti nei confronti dei nostri figli,
impegno non sempre ripagato, nel senso che per molti di loro la continuità
didattica continua ad essere un miraggio, a causa dei continui spostamenti
o sostituzioni dei docenti, che sempre incidono sul rendimento degli
alunni e sulla possibilità che gli stessi docenti facciano squadra
tra loro per raggiungere quel grado di affiatamento che rende davvero
la scuola parte integrante e imprescindibile della società. Il dover
tutti gli anni ricostruire relazioni tra e con i ragazzi comporta difficoltà
che si aggiungono alle normali esigenze di apprendimento. E’ giusto
riconoscere che tale situazione non è imputabile alla Dirigente o all’Istituto
nel suo insieme, ma è sicuramente imputabile alla Scuola, intesa in
termini generali come Istituzione. Evidentemente la nostra società
del benessere ha ritenuto che ci siano questioni prioritarie compiendo
un’operazione culturale di oblio che ha aperto le porte a una ristrutturazione
feroce. In questa situazione di oggettiva difficoltà diventa quindi
tutto più difficile, la cosiddetta “offerta formativa” ne risente
proprio per il fatto che tutti gli anni, e alcune volte anche all’interno
dello stesso anno scolastico, queste rotazioni creano disagio.  

A questo si aggiunga che nel
nostro Comune esiste, in una parte della comunità, uno strano concetto
di Scuola primaria, alimentato anche da decisioni politiche populiste
che altro scopo non hanno se non quello di alimentare il consenso. Mi
chiedo, da uomo della strada, che senso abbia parlare di integrazione,
di offerta formativa, di opportunità di con-presenze tra insegnanti
di diverse discipline quando si è deciso di tenere aperto il plesso
di Monticello Conte Otto con due classi, e anche quello di Vigardolo,
sapendo che quest’anno si avranno quasi tutte ore frontali. Riportando
inoltre una norma che non ho verificato, parrebbe che non possa esistere
un plesso con meno di 50 alunni. Inoltre sembra quasi che si ritenga
più utile ai fini educativi tenere questi 30/40 bambini “isolati”
a Monticello Conte Otto, anziché farli interagire con i loro compagni
all’interno di una struttura che può offrire loro soluzioni diversificate
e moderne, nonché stimolare e attuare un confronto molto più ampio. 

Preciso che non so come si
siano svolte le cose in questa fase decisionale, quindi non conosco
le posizioni delle parti e se qualcuno ha avuto il sopravvento sull’altra,
di certo a vincere è stato il Sindaco e non la formazione dei ragazzi
e il risparmio delle risorse; tuttavia mi sento di dire che, potendo,
la Scuola, l’Istituto Comprensivo “doveva” porsi questa domanda
radicale e diventare “soggetto politico” attivo e autonomo, adoperandosi
affinché gli standard educativi e di istruzione non fossero mai barattati
a fini propagandistici, da parte di chi ha detto che quelle scuole,
da rifare a partire dalle strutture, comunque devono restare aperte.
L’Amministrazione ha sempre sostenuto questa tesi di localismo nel
localismo e sul piano politico ha le sue ragioni, visti i risultati
elettorali e vista la vicinanza e l’affetto espressi anche dal Presidente
del Comitato dei Genitori. 

Sul piano pratico non vedo
nessuna ragione: anche se si potesse indulgere sull’aspetto economico
, sul piano educativo e delle opportunità didattiche e di interazione
tra i giovani alunni non vedo alcuna ragione per mantenere attivi tre
plessi, ma un danno. Con questo non voglio dire che i docenti che lavorano
in questi plessi lavorano male, anzi, fanno del loro meglio per i mezzi
che hanno, e devo loro tutto il mio rispetto; voglio dire che a mio
avviso qualcuno decide scientemente di trascurare una opportunità che
esiste, ed è alla portata di tutti, di avere maggiore continuità e
coinvolgimento per gli alunni.  

***  

Per discutere poi di questioni
pratiche ho sentito che alcuni genitori volonterosi, nei mesi scorsi

sono andati ad imbiancare alcune
aule della scuola media. Se questa notizia corrisponde al vero, reputo
questo un gesto nobile che esprime sincero attaccamento alla Scuola
e che evidenzia quel nostro spirito di farsi le cose quando chi dovrebbe
non le fa. Registro una contraddizione tra questo comportamento e lo
scrivere “ringranziando l’amministrazione comunale che ci è vicina
più che mai”. Ma si sa, ormai più nulla è contraddittorio, se non
il buon senso, e lo spirito italico-padano trasformista e opportunista
insegna che può esistere tutto e il contrario di tutto, dipende solo
da quale altoparlante arriva la voce. E’ interessante questo approccio,
perché ad una situazione di bisogno come questa si poteva rispondere
con l’indignazione e la denuncia, ma sappiamo che indignarsi è una
cosa poco utile, specie di questi tempi, e serve a poco; invece questi
volonterosi si sono rimboccati le maniche e hanno posto rimedio ad un
problema del quale doveva farsi carico l’Amministrazione. Io penso
che queste persone si dovrebbero anche arrabbiare perché la loro buona
fede è stata tradita e non decantare l’Amministrazione come il meglio
del meglio, ma si tratta di punti di vista ed è giusto avere rispetto
per tutti. Vediamo comunque che l’Amministrazione trova i soldi per
fare i rinfreschi alle inaugurazioni, oppure reperisce i fondi per comperare
delle tribune prefabbricate usate da una società calcistica che ha chiuso il suo
ciclo

Tutti sappiamo purtroppo che
fine ha fatto il Cavazzale calcio. Questa Amministrazione ha vinto le
elezioni con lo slogan dei nuovi impianti sportivi perché c’era una
squadra in Eccellenza. A quasi sette anni dalla loro vittoria quella
squadra non c’è più e degli impianti sportivi non c’è alcuna
traccia (per fortuna la scuola, quella nuova che loro non volevano,
qualcuno l’aveva iniziata e portata ad un livello di edificazione
dal quale non si poteva tornare indietro, a loro il merito di averla
completata); però, a scapito di una semplice tinteggiatura di aule,
l’Amministrazione sta recuperando soldi per comperare dall’ex Presidente
del Cavazzale calcio delle tribune prefabbricate da mettere non si sa
dove. 

Ecco, io credo che su questo
la Scuola dovrebbe dire la sua, così come il Consiglio di Istituto
e il Comitato dei Genitori, se non i genitori stessi. O la politica
torna ad avere anche un’etica, e tutti noi facciamo politica, ogni
giorno, con le nostre idee e con i nostri comportamenti, o ci rifugeremo
sempre più nel volontariato e nella richiesta di contributi volontari
che, in questo caso, io sono ben disposto a dare.

Ha scritto Claudio Magris:
“Il rispetto, insegna Kant, è la premessa di ogni altra virtù,
che non può esistere senza di esso, perché il senso della
dignità propria e altrui è la base di ogni civiltà, di
ogni corretto rapporto fra gli uomini e di ogni buona qualità di vita,
propria e altrui.”

Avere rispetto significa fare
delle scelte che diano priorità alle esigenze fondamentali di
una società quali l’istruzione, la salute, il lavoro, anche
quello messo a disposizione gratuitamente, e non comperare una tribuna
prefabbricata usata. Mi piacerebbe che queste riflessioni ne alimentassero
altre e aprissero un dibattito trasversale vero, e senza pregiudizio.
Il mio intento sincero è solo questo, il resto non mi interessa.

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