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Alluvione – La prevenzione contraffatta

Di Vittorio Giacomin e Dario Zampieri il . Veneto

Monticello Conte Otto, lì 29 dicembre 2010

L’Italia
è in piena: la cronaca recentissima ci ricorda Atrani (9 settembre),
Milano (18 settembre), Genova (4 ottobre), Prato (5 ottobre), Reggio
Calabria (13 ottobre) e infine Vicenza (1 novembre). Una saggia riflessione
ci dovrebbe far pensare che, poiché nel pianeta sta succedendo un cambiamento
epocale chiamato dagli scienziati “riscaldamento globale”, tali
episodi sono i segnali che annunciano i disastri del prossimo futuro.
Ci siamo già dimenticati che nel 2003 una “bomba di calore”, fenomeno
complementare alle “bombe d’acqua”, ha provocato in Europa oltre
50.000 morti. Correre ai ripari è forse ancora possibile, ma come è
stato ribadito nel vertice mondiale a Cancun di qualche settimana fa,
bisogna agire presto mettendo al bando l’uso del carbone e il disboscamento
delle foreste tropicali. Lo stesso dipartimento della difesa americano
ha riconosciuto che il cambiamento climatico è una minaccia ben più
temibile del terrorismo.

In
Italia abbiamo poi un problema in più, di carattere locale, che si
chiama “consumo del territorio e cementificazione”. 

Le
opere necessarie per mettere in sicurezza il territorio furono individuate
all’indomani dell’alluvione del 1966, ma mai realizzate. Inoltre,
poiché da allora molto si è costruito, il rischio idrogeologico è
enormemente aumentato.

Un’analisi
dell’alluvione di Vicenza porta a concludere che una “bomba d’acqua” 
ha interessato il bacino del Bacchiglione (oltre che del Tramigna e
dell’Illasi).

L’Astichello,
fiume alimentato dalle risorgive e privo di un bacino montano, non potrebbe
mai fare qualcosa di più che esondare solo parte della sua golena
(a sud del ponte dei carri), ribassata di alcuni metri rispetto al territorio
urbanizzato di Cavazzale, Vigardolo e Monticello.

Nonostante
ciò, qualcuno si è affrettato a speculare sull’alluvione.

Si
legge sull’ultimo numero del notiziario Realtà Vicentina, organo
di “informazione” ad un’unica voce, della nostra Amministrazione
comunale, che la prevenzione ha salvato Monticello dalla recente disastrosa
alluvione.

Ma
quale prevenzione chiediamo noi
; quella vera fatta dagli altri tra
il 1995 e il 2004, o quella portata avanti con le circa trenta varianti
in itinere?

Dire
la verità non è tra le virtù di questa Amministrazione
tanto è vero che nel Corriere del Veneto di qualche settimana fa si
leggeva che il comune di Monticello Conte Otto figura, per una richiesta
di risarcimento danni, tra i 121 comuni della Provincia di Vicenza interessati
da questo disastro.

Ecco
quindi la doppia faccia: da un lato si vuol far credere ai cittadini
che attraverso opere, fatte dagli altri,
“loro” hanno salvato il territorio; dall’altro, con cinismo, si
insinuano in una richiesta di danni, non patiti, o patiti marginalmente,
al solo scopo di raggranellare qualcosa per un po’
d’acqua che ha lambito la rifiuteria, sottraendo in questo modo risorse
ai comuni veramente bisognosi
.

Autentica
solidarietà.

E
poi serve dirlo, con 30 varianti urbanistiche più o meno in itinere
– molte delle quali operative – che hanno fissato un aumento della popolazione
di circa 4000 persone, con che  argomenti si può
parlare di prevenzione e salvaguardia del territorio?

Caldogno
ha  purtroppo pagato caro l’idea dei suoi amministratori che
hanno immaginato un comune da 20.000 abitanti prescindendo del territorio.

Tuttavia,
l’ex Sindaco Toniolo, nonché assessore comunale, nonché 
assessore provinciale, nonché consigliere regionale del PdL, ha
chiesto e ottenuto (GdV del 2/12/2010) che la regione votasse un provvedimento
di deroga alla L. R. 11/2004 (norma generale di pianificazione territoriale)
per quei comuni, ad esempio il nostro, ancora privi di P.A.T., al fine
di portare avanti varianti urbanistiche per tutto il 2011.

La
normativa regionale aveva messo un limite temporale oltre il quale non
si potevano più fare varianti liberamente; con questa deroga, per
tutto il 2011
, comuni come il nostro potranno ancora farne.

Ci
troviamo, quindi, in una situazione del tutto anomala e per certi versi
paradossale, che vede da un lato il pericolo sempre imminente (vedi
la recente piena del 23 dicembre u.s. che ancora una volta ha fatto
tremare la città) e dall’ altro i Sindaci non coinvolti dalla
Regione nei progetti di messa in sicurezza idrogeologica del territorio,
tanto che, come riportato dal Corriere del Veneto: “Achille Variati,
sta pensando di convocare lui i colleghi, poichè
«il capoluogo berico è il simbolo del nubifragio». Da quel primo
novembre, infatti, l’unica opera
«strutturata» risulta la riparazione degli argini.
«E’ utile organizzare un incontro, almeno con i sindaci dell’asse
del Bacchiglione — spiega Variati—urge un’analisi generale e coordinata
degli interventi da predisporre. Per esempio bisogna agire anche sul
sistema idrografico minore, torrenti e fossati ormai al collasso provocano
ulteriori allagamenti, perciò si potrebbe pensare a delle chiuse. Non
basta la pulizia generica dei corsi d’acqua. Tale operazione dovrebbe
affiancare la realizzazione del bacino di laminazione, altrimenti saremo
sempre a rischio”.

Scriveva
inoltre Repubblica il 23.12.2010: ”Ancora non
è finita la conta dei danni provocati dall’alluvione che ha devastato
il Veneto all’inizio di novembre, facendo due morti e gravi danni in
328 comuni e 3433 imprese, che la giunta regionale del presidente leghista
Luca Zaia ha posto le basi della più
grande speculazione immobiliare che a memoria d’uomo si ricordi. Archiviati
i recenti pianti di coccodrillo sulla cementificazione che provoca le
alluvioni, la Lega di lotta e di cemento, ha varato col Pdl (
Toniolo)
una legge regionale che modifica le norme in materia di governo del
territorio e dà via libera alla possibilità
di ristrutturare ruderi e baracche di pochi metri su terreni agricoli,
ampliandoli fino a 800 metri cubi. Chiunque – non solo chi fa l’agricoltore 
–  può costruirsi una villa di 270 metri quadrati o una palazzina di
tre piani con tre appartamenti da 90 metri al posto di quattro sassi
in croce”.

Di
fronte a queste due facce della stessa medaglia serve purtroppo a poco
affermare che non si potranno mai più fare garage interrati; è una
buona intenzione, certamente lodevole, ma del tutto inefficace di fronte
ad un piano strategico urbanistico come quello immaginato dalla nuova
legge regionale e dai comportamenti contraddittori della regione.

Forse
vale la pena di ricordare i tempi in cui nella Repubblica Serenissima
c’era un solo Magistrato alle acque e non una pletora di enti che
non dialogano tra loro.

A
quel tempo gli argini erano della Repubblica e c’erano norme molte
rigide a loro salvaguardia, tanto che l’incuria dello stesso Magistrato
veniva punita in modo pesante.

Il
prof. D’Alpaos afferma che “servirebbe un dittatore delle acque,
perché non c’è nulla di democratico nella gestione di un fiume
”,
giusto per sottolineare che con le leggi fisiche che regolano il moto
dei fluidi non c’è molto da discutere, serve solamente fare bene.

Noi
siamo incapaci di fare una riunione di coordinamento.

Che
cosa ci aspetterà quindi in questa terra di nessuno, visto che
abbiamo una media di circa cinque varianti l’anno, addirittura ora
anche a richiesta o ex-post, a seconda delle esigenze di chi compera
o deve costruire (vedesi l’ultimo Consiglio Comunale del 21.12.2010).

Pare
proprio che l’alluvione a questi politici, toccati anche in prima
persona nei loro paesi, non abbia insegnato nulla.

Rimangono
convinti che la prevenzione si fa con la cementificazione e l’aumento
abnorme delle zone edificabili, quello cioè che abbiamo avuto
già modo di dire, vale a dire l’uso del territorio come una
carta bancomat in un conto corrente però non ripianabile.

E’ 
quanto mai attuale e allo stesso tempo triste in una palude come questa
il monito del poeta Andrea Zanzotto quando scrisse: “Una volta
c’erano i campi di sterminio, adesso arriva lo sterminio dei campi”.

A
salvare Monticello Conte Otto
finora dall’alluvione non è stata
la lungimiranza di questo Sindaco, che come abbiamo detto ha usato per
la propaganda il lavoro di altri.

Semmai
la crisi economica,
rallentando la realizzazione delle molte lottizzazioni
previste, ha permesso l’infiltrazione della pioggia nel terreno e
non ha contribuito a far gonfiare ulteriormente i fiumi a valle.

Quando
le lottizzazioni saranno a regime serviranno opere idrauliche imponenti,
ma il danno sarà fatto e il problema scaricato ai figli.

 
“La nazione che distrugge il suo suolo distrugge se stessa”
F.D. Roosevelt

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