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Somalia e non solo: 1994, l’anno dei misteri

Di Norma Ferrara il . Recensioni

«Tanta roba io ce l’ho ancora in mano. Abbiamo in mano della roba che… salta il Ministero degli esteri, salta la cooperazione italiana, salta tutto…». A parlare è Giancarlo Marocchino uomo d’affari attivo in Somalia dagli anni Ottanta, intercettato durante una conversazione telefonica oggi pubblicata nel libro “1994”. L’inchiesta scritta a quattro mani dal giornalista freelance Luigi Grimaldi e l’inviato di “Famiglia Cristiana”, Luciano Scalettari, edita da “Chiarelettere” è il risultato di un accurato lavoro di indagine e approfondimento realizzato ripercorrendo il filo che lega i traffici internazionali di rifiuti, quello di armi, morti sospette e delitti avvenuti fra Trapani, Mogadiscio e Livorno a cavallo fra gli anni ‘80 e’ 90. Il delitto del sociolgo Mauro Rostagno (1988), la tragedia del traghetto Moby Prince che costò la vita a 140 persone (1991), la morte dell’ufficiale del Sismi Vincenzo Li Causi in Somalia (1993) e dei reporter Ilaria Alpi e Miran Hrovatin uccisi a Mogadiscio il 20 marzo del 1994.
 
Quella pubblicata da Scalettari e Grimaldi è una completa contro inchiesta capace di mettere insieme i risultati di diverse indagini della magistratura, da “Sistemi criminali” della Procura di Palermo a “Cheque to cheque” della Procura di Torre Annunziata, da “Phoney Money” all’inchiesta “Urano”, sino all’inchiesta di Woodcock, “Somaliagate”.Testimonianze, interviste e documenti inediti si incontrano nella narrazione di un coacervo di omissioni, depistaggi, prove inquinate. “1994” racconta di traffici internazionali criminali ma anche qualcos’altro che ci riguarda da vicino. Nel libro si ripercorrono i canali utilizzati da Cosa nostra per portare in Italia l’esplosivo T4 usato nella stagione stragista; il peso dei progetti di natura “eversiva” e secessionista, quello delle Leghe del Sud.
 
Come tutto questo si saldò ad un sistema criminale, fatto di intelligence deviata, uomini d’affari e massoneria che gestì il business dei rifiuti e degli armamenti. Li stessi sui quali stavano indagando, poco prima di essere uccisi, Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. Una vicenda questa che in quegli anni non poteva essere raccontata – perchè come commenta il faccendiere italo – somalo Giancarlo Marocchino – (il primo a recuperare il corpo di Ilaria Alpi dopo la sparatoria a Mogadiscio) «avrebbe fatto saltare tutto». «Sulle ragioni del duplice omicidio si è sempre guardato indietro, alla ricerca di ciò che i due giornalisti potevano aver scoperto – scrivono gli autori. Non si è guardato con attenzione al dopo, alle conseguenze dello loro scoperte». Persino una Commissione parlamentare d’inchiesta sul delitto Alpi – Hrovatin, presieduta dall’allora onorevole Carlo Taormina, dopo aver raccolto un archivio impressionante di documenti, molti dei quali raccontavano con precisione di questi traffici, nel luglio del 2007 ha così concluso l’indagine: «i due giornalisti sono stati uccisi per una rapita finita male».
 
Nessuna inchiesta scottante, nessun traffico d’armi. In Somalia, invece, la giornalista del “Tg3” aveva raccolto documenti, dichiarazioni, probabilmente immagini compromettenti che svelavano un traffico internazionale di rifiuti e armi. Nel suo taccuino aveva annotato «1400 miliardi di lire: dov’è finita questa impressionante mole di denaro»? Dentro “1994” si tratteggia il ruolo di Cosa nostra in questi traffici, in particolare del mandamento trapanese guidato da Vincenzo Virga. Il boss, ricordiamolo, è oggi imputato nel processo per la morte del giornalista Mauro Rostagno, anche lui secondo alcuni testimoni e documenti si sarebbe trovato sulle tracce di questo traffico di armi negli anni ‘80. La Somalia, ben sei anni prima dell’inchiesta della Alpi, risultava coinvolta nei traffici illeciti che partivano su aerei e navi che facevano la spola fra l’Italia, i Balcani, l’Africa.
 
Tanti i protagonisti, gli uomi d’affari che ritornano in molte pagine del libro di Scalettari – Grimaldi: Francesco Cardella, ex socio della comunità Saman fondata da Rostagno in Sicilia, Roberto Ruppen, uomo chiave del progetto “Urano” in Somalia, il noto Monzer Al Kassar. L’inchiesta “1994” ha restituito un contesto unitario a fatti apparentemente distanti fra loro, evidenziando la molteplicità di fattori che possono guidare singole scelte nel panorama della criminalità internazionale e nelle politiche estere dei singoli Paesi. Il libro li ripercorre tutti sino ad arrivare a quell’occasione mancata, la Commissione parlamentare d’inchiesta sul caso Alpi – Hrovatin, quando tutto venne fermato ad un passo dalla verità.

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