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Latitante catturato in Veneto mentre fa jogging

Di Cesare Piccitto il . Veneto

Vito Zappalà, ricercato dal
’99, dopo un condanna a 29 anni di reclusione e a tre di libertà 
vigilata per spaccio e traffico di droga, con l’aggravante delle modalità
mafiose, è stato catturato ieri, dopo la sua seduta giornaliera di
jogging, a Mogliano Veneto (Treviso). L’organizzazione in cui operava
Zappalà è legata secondo gli investigatori al clan dei Laudani che
opera nella zona nord di Catania e nella fascia jonica della provincia
etnea. Ultimo arresto dello stesso “spessore criminale” è stato
effettuato nel 2008, di Michele Di Mauro, detto “mussi di ficurinia”
– espressione con cui si indicano anche i membri del clan.

Zappalà è stato
riconosciuto tra gli organizzatori di un’associazione per delinquere,
che operava tra il Belgio e l’Italia, finalizzata allo spaccio e traffico
di stupefacenti, con l’aggravante di essere armata e di essersi avvalsa
delle condizioni di assoggettamento e di omertà, tipiche dell’associazione
mafiosa e legata al clan Laudani, che opera nella zona nord di Catania
e nella fascia jonica della provincia.  I catanesi (arresti del 2008) Michele Di Mauro,
60 anni, ritenuto elemento di spicco del clan Laudani, e Vito Censabella,
44 anni, indicati come affiliati al clan “Sciuto-”Tigna”. I due
devono scontare l’ergastolo in quanto ritenuti definitivamente responsabili
dei reati per i quali erano stati gia’ condannati dalla Corte d’Assise
di Appello di Catania. Di Mauro, che gia’ annovera precedenti per
rapina, fabbricazione e detenzione di materie esplodenti, e’ stato
riconosciuto responsabile di associazione mafiosa e dell’omicidio
di Salvatore Messina, avvenuto il 15 gennaio del ‘90 in via Donato
Bramante, a Catania. Censabella, pregiudicato per rapina, porto abusivo
di armi, ricettazione, e’ stato riconosciuto colpevole del reato di
associazione mafiosa e dell’omicidio di Vincenzo Ferone, padre di
Giuseppe, inteso “cammisedda”, avvenuto il 31 marzo del ‘95, del
duplice omicidio di Sebastiano Cali e Maurizio Flaccomio e del tentato
omicidio di Francesco Rizzo, fatti commessi il 14 settembre ‘95 in
via Pensabene, a Catania 

L’operazione che ha portato
all’arresto di Zappalà è stata effettuata da agenti della Mobile
e dello Sco di Catania, con la collaborazione dei colleghi di Treviso.
Le indagini sono state coordinate dal sostituto procuratore della Dda
etnea, Francesco Testa. Zappalà è stato bloccato in via Barbiero,
nei pressi dell’abitazione di una donna che lo ospitava, la cui posizione
è ora al vaglio degli inquirenti. Nell’appartamento gli agenti hanno
sequestrato alcuni telefoni cellulari e documenti falsi: una patente
straniera e un passaporto italiano.  

L’arresto di un latitante
in territorio non a tradizionale presenza mafiosa ha trovato poco spazio
su quotidiani locali. Poche righe di agenzia per raccontare un fenomeno
che sempre più spesso incontra le cronache nazionali, ovvero l’arresto
di boss latitanti nell’insospettabile nord Italia. A seguire una breve
rassegna web della notizia così come è stata ripresa da alcuni portali
dell’informazione a nord est. 

Eco di Bergamo – Il Gazzettino – Treviso press  – Tribuna di Treviso –  Nuova Venezia

 

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