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Per un’antimafia senza confini

Di Gaetano Liardo il . Campania, Marche

Ad Ascoli Piceno
Libera è stata recentemente costituita, e proprio dall’associazionismo
antimafia viene la necessità di informazione sui fenomeni criminali
del nostro paese, anche in quelle regioni che ancora oggi molti si ostinano
a considerare “isole felici”. Di queste realtà, purtroppo non ne
esistono più. Le mafie sono presenti e attive ovunque, anche a livello
internazionale. La proiezione di “Gomorra”, riproposizione cinematografica
di Garrone del romanzo di Saviano, è l’occasione ideale per fare
il punto sulle mafie nelle Marche.

Le mafie giocano
un ruolo importante nelle regioni dell’Italia centro-settentrionale,
ma lo declinano in modo differente. Se nelle regioni meridionali la
presenza mafiosa si realizza principalmente con il controllo del territorio,
quindi racket, controllo sociale, intimidazioni, nelle regioni centro-settentrionali
si realizza in maniera “soft”. Almeno inizialmente. L’infiltrazione
avviene silenziosamente, sotto traccia, ma avviene.  Si manifesta
con il monopolio sui traffici, con il riciclaggio di denaro sporco,
con il controllo sugli appalti, cercando la collusione di amministratori
locali “sensibili”, corrompendo il mercato, la politica e l’informazione.
Realizzando un controllo “leggero”, ma pur sempre effettivo, 
sui gangli vitali dell’economia e della società.

Incrociando
i dati della relazione della Direzione Nazionale Antimafia 2008, con
gli ultimi rapporti  di Legambiente sulle ecomafie, e tenendo in
considerazione l’ultimo rapporto di Sos Impresa, possiamo provare
a tratteggiare un quadro sulle infiltrazioni mafiose nelle Marche.

Dalle analisi
fatte dalla Dna, le mafie sono operative, anche se non si sembrano strutturalmente
radicate. Nella regione operano organizzazioni criminali italiane e
straniere. I cinesi sono attivi per lo più nella tratta degli esseri
umani e nello sfruttamento di manodopera in nero. Dominicani ed albanesi
si occupano dei traffici di droga, cocaina ed eroina, con collegamenti
sia a livello internazionale, che con le mafie del nostro paese.

Il tentativo
di infiltrazione nel settore degli appalti è preoccupante: « vi è
il rischio concreto che fenomeni di rilevante entità…abbiano a transitare
attraverso il mercato delle false certificazioni in tema di imprese
abilitate alla partecipazione alle gare di appalto». Imprese, denuncia
la Direzione Nazionale Antimafia, per lo più provenienti dalla Sicilia,
riescono ad ottenere falsi certificati per partecipare alle gare di
appalto in alcune realtà marchigiane, alterando le regole e viziando
il corretto funzionamento del mercato.

Il porto di
Ancona costituisce un ghiotto approdo per traffici illeciti di ogni
sorta. Droga, principalmente l’eroina che viaggia attraverso le innumerevoli
varianti della “rotta balcanica”, e la cocaina, che i narcos colombiani
riescono a far arrivare dalle più svariate destinazioni. Esseri umani,
“importati” dall’Asia e dall’Europa dell’est, destinati a
lavorare in condizioni di schiavitù. Contrabbando di sigarette, che
continua ad essere uno tra le più lucrose fonti di arricchimento delle
mafie balcaniche. Nella sola operazione “Trojan Horse” nel novembre
2007 sono stati sequestrati 39 mila chili di tabacco estero lavorato,
pari a 195.100 stecche di sigarette. Riciclaggio di denaro sporco, come
risulta dall’operazione “easy money”, come evidenziato da un’operazione
condotta dalla Guardia di Finanza e dalla Direzione Distrettuale di
Ancona, che ha portato alla luce una vasta rete di sub-agenzie in tutta
Italia, circa 60 mila, coinvolte nella “ripulitura” di denaro sporco
verso l’estero. La Dna indaga, inoltre, su operazioni di riciclaggio
riconducibili diretti verso San Marino. Nell’ambito delle ecomafie
tra il 2007 e il 2008, si registrano numerosi casi di illecito smaltimento
di rifiuti. Operazioni dai nomi suggestivi: “Staccionata”, “Toxic
country”, che raffigurano una dimensione allarmante, ed interregionale,
di aggressione all’ambiente.

Campanelli
di allarme che da un lato dimostrano la capacità di infiltrazione delle
mafie sia a livello nazionale che internazionale, dovuta alla enorme
disponibilità di denaro da reinvestire in attività lecite e in operazioni
illecite. Dall’altro lato mettono in evidenza la necessità che la
società si responsabilizzi di fronte alla minaccia delle mafie, evitando
il preoccupante, ma diffuso, fenomeno della “depenalizzazione” dei
reati nelle coscienze dei cittadini.

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