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Commissione antimafia del Comune di Milano, ultimo atto?

Di Lorenzo Frigerio il . Dai territori, Lombardia

Nelle
ultime settimane le forze politiche di maggioranza in Consiglio
Comunale a Milano, dopo tante divisioni interne, sembravano avere
raggiunto una posizione univoca su un tema delicato e dibattuto: la
validità o meno della Commissione speciale d’inchiesta sulla
presenza della criminalità organizzata di stampo mafioso in città,
votata all’unanimità il 5 marzo e poi insediatasi il 7 aprile.

Una
posizione di netta chiusura, infatti, era stata preannunciata nei
giorni scorsi dal capogruppo di Forza Italia Giulio Gallera e
successivamente formalizzata nel deposito di una proposta di
deliberazione d’iniziativa consiliare, con la quale sostanzialmente
si chiedeva al Consiglio di fare marcia indietro rispetto al voto
unanime del 5 marzo: la Commissione doveva essere chiusa, in quanto
non era possibile pensare ad un suo lavoro senza la collaborazione di
magistratura e forze dell’ordine. Nella proposta di delibera, tra
l’altro, si leggeva che tale decisione si rendeva necessaria in
quanto si era preso atto della “manifesta
impossibilità di perfezionare l’organismo istituito”
,
secondo quanto previsto espressamente dalla delibera consiliare: “per
poter conoscere la natura, le caratteristiche e le dimensioni dei
fenomeni in oggetto si ritiene essenziale la collaborazione alla
Commissione dei rappresentanti dell’Autorità inquirente nonché di
quelle investigative e di Pubblica sicurezza”
.

L’impossibilità
di funzionamento veniva quindi motivata con una serie di dinieghi
istituzionali ricevuti nel giro di pochi giorni dall’approvazione
della Commissione a Palazzo Marino. Il no più pesante era
sicuramente quello del Prefetto di Milano Gian Valerio Lombardi,
comunicato per iscritto addirittura il 6 marzo, giorno successivo al
voto consiliare: “non
risulta ipotizzabile la costituzione di una commissione consiliare di
inchiesta antimafia con la partecipazione di magistrati e funzionari
delle forze dell’ordine”
.

Una
posizione fatta propria dal Procuratore della Repubblica presso il
Tribunale di Milano Manlio Minale con comunicazione inviata il 27
marzo u.s.: “la
natura dell’ufficio di Procura rende difficilmente ipotizzabile e
non solo sul piano dell’opportunità la partecipazione diretta a
Commissioni Consiliari come ad organismi amministrativi”
.
E tale impossibilità veniva ribadita verbalmente dal Presidente del
Tribunale di Milano Livia Pomodoro nel corso di un incontro con i
capigruppo di Forza Italia, Alleanza Nazionale e Gruppo Misto,
avvenuto lo scorso 2 aprile.

Queste
autorevoli prese di posizioni venivano inserite testualmente testo
della delibera d’iniziativa consiliare a supporto della volontà di
tornare indietro sulla decisione assunta nei mesi scorsi. Nella
proposta di deliberazione, infine si ribadiva la volontà del
Consiglio Comunale a “porre
in campo tutte le utili ed efficaci attività tese a comprendere e
contrastare le infiltrazioni criminali, malavitose e di stampo
mafioso nel tessuto economico e sociale di Milano”
.  

Un
ultimo impegno veniva indirizzato alla Conferenza dei Presidenti dei
gruppi consiliari, perché fossero predisposte “tutte
le iniziative utili ed efficaci a questo scopo sia attraverso
sessioni dedicate delle Commissioni permanenti, sia attraverso
iniziative promosse dalla Presidenza del Consiglio Comunale quali
convegni, seminari ed iniziative pubbliche di sensibilizzazione
cittadina, sia attraverso anche, eventualmente, attraverso
l’attivazione di organismi, gruppi di lavoro, commissioni o
sottocommissioni specifiche”
.
Quest’ultima previsione sembrava ai più oltremodo bizzarra, dato
che nel momento in cui si chiedeva la revoca di una Commissione
specifica sul tema, in altro passaggio della delibera se ne prevedeva
una sorta di surrogato.

La
proposta veniva comunque messa all’ordine del giorno del Consiglio
Comunale del 18 maggio e l’esito della votazione appariva finanche
scontato, visto che le uniche voci che si levano contrarie erano
quelle dell’opposizione che non sembravano in grado di impensierire
la maggioranza, al punto di ribaltare la logica dei numeri stringente
al momento del voto in aula. “Voglio
guardare negli occhi chi voterà per la revoca
– aveva dichiarato il capogruppo della Lista Fo Basilio Rizzo – e
a quelli in buona fede dico di non uccidere le speranze dei
milanesi”
.

Il
dibattito di ieri
pomeriggio è
stato serrato e prima di arrivare al voto il consigliere del PdL
Giovanni Bozzetti a proposto di sospendere la seduta per ridefinire i
compiti che avrebbe potuto avere una Commissione antimafia per poi
pronunciarsi su un nuovo schema di delibera. La richiesta di tregua
non è però stata accettata dalla stessa maggioranza di Bozzetti e
si è proseguiti nel “muro
contro muro”
con
dichiarazioni,
provenienti soprattutto dal centrosinistra, che lasciavano presagire
una resa onorevole.  

Anche
per questi motivi, la sorpresa è stata ancora maggiore quando, si è
arrivati alla votazione tanto attesa ma il risultato non è stato
quello previsto. 23 voti a favore della revoca e 23 voti contrari:
questo l’esito finale del voto, con un peso determinante dovuto
alle astensioni del Presidente del Consiglio Manfredi Palmeri e del
consigliere del PDL Giovanni Bozzetti, che, unitamente al voto
contrario di Giancarlo Pagliarini, un tempo Lega Nord e ora Gruppo
Misto, hanno consentito un pareggio sicuramente imprevedibile alla
vigilia.

Stizzita
la prima dichiarazione a caldo del capogruppo Pdl Gallera: “Chi
mancava era in campagna elettorale, non ci sono tentennamenti. Noi
non parteciperemo alle sedute, la commissione è morta. È uno
strumento demagogico in mano all’opposizione”
.  

Comprensibilmente
di ben altra natura la reazione del capogruppo del Partito
Democratico Pierfrancesco Majorino: “La
delibera è respinta è ciò vuol dire che la Commissione deve
continuare a lavorare. La maggioranza la smetta con questo teatrino,
altrimenti viene da pensar male: possibile che una Commissione
antimafia dia tanto fastidio?”
.

Dopo
il consiglio comunale di ieri, ma soprattutto dopo l’esito
imprevisto venuto dal voto di Palazzo Marino, non restano margini di
manovra ulteriori alla Commissione. La nuova puntata di questa che
rischia di diventare una stucchevole telenovela è fissata per il
prossimo giovedì, quando il Consiglio Comunale tornerà a riunirsi e
la proposta di delibera verrà messa nuovamente ai voti.

Il
mondo delle associazioni assiste con preoccupazione a questo rimpallo
continuo che, coincidenza vuole, si trova ad aprire a Milano una
settimana dedicata a diverse iniziative antimafia che culmineranno
nelle giornate del 22 e del 23 maggio promosse da Libera in ricordo
della strage di Capaci. Ecco perché la referente di Libera Milano,
Ilaria Ramoni non manca di sottolineare la pericolosità delle
polemiche in atto: “La
lotta alle mafie non è e non deve essere una questione politica e
questa è una buona occasione per dimostrarlo: non bisogna solo
affermare che ci sono le mafie ma interrogarci su che cosa stiamo
facendo di concreto per combatterle”
.

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