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In Lombardia ecomafie al lavoro per Expo 2015

Di Lorenzo Frigerio il . Lombardia

Che la Lombardia fosse al centro di numerosi traffici di rifiuti e di interessi economici collegati al cosiddetto ciclo del cemento non è una più novità, purtroppo. Sono anni ormai che Legambiente denuncia la presenza di un forte interesse di aziende ed imprese della regione, motore economico e finanziario del nostro Paese, a dotarsi di rapidi e poco costosi sistemi di smaltimento. E che dire poi della naturale vocazione di alcune cosche ad inserirsi negli appalti pubblici in una regione che si prepara al prossimo Expo 2015?

Risuonano, infatti, ancora drammaticamente attuali le parole pronunciate da Manlio Minale, procuratore capo della Repubblica a Milano, all’apertura dell’ultimo anno giudiziario: “Risulta confermato l’interesse delle mafie tradizionali, e in particolare della ‘ndrangheta, per gli appalti pubblici, specialmente nei comuni dell’area milanese”. Un allarme confermato, sempre in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, dal presidente della Corte di Appello di Brescia, che registra l’aumento esponenziale dei procedimenti in materia di tutela dell’ambiente e del territorio, passati solo nell’ultimo anno da 475 a 2.477.

Nella classifica complessiva dell’illegalità ambientale, la Lombardia si trova al decimo posto con ben 886 infrazioni accertate nel 2008, oltre 300 sequestri effettuati e 866 persone denunciate. La regione non si trova in una posizione di vertice e non è neppure la prima regione del Nord – al primo posto c’è infatti la Liguria – ma, in questo caso, i numeri non rendono ragione della grande preoccupazione che deriva dallo spessore criminale documentato dalle diverse inchieste sui traffici di rifiuti e dall’avvicinarsi di un evento di portata mondiale quale l’Expo, foriero di inevitabili appetiti mafiosi.

Anche l’ultima edizione del Rapporto Ecomafie, presentata qualche giorno fa a Roma, conferma le grandi opportunità offerte dalla Lombardia ai trafficanti di rifiuti tossici e agli organizzatori dello smaltimento di “monnezza” di ogni tipo nelle discariche abusive disseminate qua e là sul territorio regionale. Nella speciale classifica del “ciclo dei rifiuti” stilata da Legambiente, la Lombardia si trova al 12° posto con 144 infrazioni (pari al 3,7% del totale). Nell’ultimo anno sono state 164 le persone arrestate e 3 quelle arrestate, mentre i sequestri ammontano a 57. Un caso emblematico su tutti è quello già documentato in apertura di un brillante reportage televisivo intitolato “Mammasantissima a Milano” e realizzato da Mario Sanna per Rai News 24 qualche mese fa. Stiamo parlando dell’enorme discarica abusiva ricavata su terreni agricoli situati nei comuni di Desio, Seregno, Briosco, comuni alle porte di Milano: oltre 65mila metri quadrati sottoposti a sequestro dagli uomini della Polizia provinciale nel settembre 2008, nell’ambito dell’operazione denominata “Star Wars”, perché individuati essere la sede finale di ben 178 mila metri cubi di rifiuti industriali, stipati fino all’inverosimile in buche larghe cinquanta metri e profonde fino a nove metri. Parole dure quelle riservate a commento della vicenda dal Rapporto di Legambiente: “A Milano la ‘ndrangheta fa oggi quello che i Casalesi fanno da almeno vent’anni in Campania.

Comprano, affittano o estorcono terreni, scavano buche profonde dai cinque ai dieci metri e poi le riempiono con rifiuti tossici. Più sono pericolosi, più rendono. Poi, con la terra ottenuta dagli scavi ci fanno il calcestruzzo, mentre una volta ricolme di veleni su quelle buche ci costruiscono sopra: case, alberghi, centri commerciali, campi da calcio e così via”. Dopo il pesante danno inferto all’ambiente la beffa sarebbe stata ancora più tragica, se si fosse realizzato il perverso disegno criminale. Infatti, i trafficanti di rifiuti in questo caso non contenti del danno ecologico e dell’ingente ricavo già ottenuto, avevano pensato bene di chiudere il cerchio, presentando una denuncia per inquinamento contro ignoti e avviando la procedura di bonifica, finalizzata ad un cambio di destinazione d’uso del terreno, per speculare sul passaggio dello stesso da agricolo a residenziale. I registi delle complesse operazioni di inquinamento e di infiltrazione mafiosa erano uomini della cosca Iamonte di Melito Porto Salvo (RC), tra cui il capo dell’organizzazione, finito in manette, il latitante Fortunato Stillitano. (Leggi qui i dati del Rapporto relativi al ciclo dei rifiuti in Lombardia)

Rewind” invece è il nome dato all’ultima operazione in ordine di tempo condotta a termine del NOE dei Carabinieri di Milano su mandato della Procura della Repubblica di Varese e avente per oggetto un ramificato traffico di rifiuti . E di un “ritorno” vero e proprio si è trattato, visto che a finire in manette questa volta è stato Mario Chiesa, il personaggio simbolo dell’inchiesta Mani Pulite, la famigerata “mela marcia” – così lo definì l’allora segretario socialista Bettino Craxi, nell’estremo tentativo di circoscrivere il fatto corruttivo ad un singolo episodio e arginare in qualche modo la valanga che da lì a qualche mese avrebbe spazzato via il suo partito – il cui arresto diede il via alla stagione di Tangentopoli prima a Milano e poi nel resto d’Italia. Sparito dai riflettori della cronaca, Chiesa aveva ripreso i suoi affari inserendosi nel business dei rifiuti, grazie ad alcune società del settore direttamente o indirettamente da lui guidate e truccando e pilotando una serie di gare d’appalto. Il calcolo fatto dagli investigatori fa ammontare a ben 2.700 tonnellate il volume dei rifiuti trattati dal sistema criminale: nello specifico si trattava di terre e polveri provenienti dalla pulizia delle strade che, senza essere preventivamente trattate come previsto dalla normativa, venivano poi riqualificate in modo fraudolento dal punto di vista della documentazione e quindi inviate per lo smaltimento a discariche in provincia di Brescia, Cremona e Pavia. Pesanti le ipotesi di reato per i quali si sarebbe raggiunta la prova: corruzione, turbativa di gare d’asta, truffa.

Il rapporto documenta altre operazioni condotte dalle forze dell’ordine in Lombardia – Cerberus, Ecoboss, Monnezza Connection, Iron il cui nome sarebbe di per sé già abbondantemente rivelatore degli interessi in ballo – ma non è il caso di soffermarci ulteriormente, perché spesso riproducono le dinamiche già ricostruite in modo talmente scientifico e organizzato, da far dichiarare al vicepresidente di Legambiente Lombardia, Sergio Cannavò, che “l’ecomafia al nord è meno visibile, ma ugualmente pericolosa e devastante, lo testimonia il dato secondo il quale, da quando esiste il reato di organizzazione di traffico illecito di rifiuti (2002), delle 66 grandi inchieste condotte in Italia ben 22 sono state coordinate da Procure del nord Italia (6 in Lombardia). Inoltre Milano e la Lombardia sono al centro degli appetiti criminali che già si sono manifestati verso i miliardi che l’Expo del 2015 porterà nella nostra regione”.

La centralità della Lombardia nella filiera criminale dei reati ambientali è testimoniata anche da quanto avviene nel “ciclo del cemento”: la classifica vede la Lombardia al decimo posto con 261 infrazioni accertate (il 3,5% del totale), 400 persone denunciate e 26 sequestri effettuati. Gli stessi numeri rapportati su scala regionale dicono che circa il 30% dei reati accertati nel 2008 in materia di ambiente in Lombardia (261 su 886) e quasi la metà delle persone denunciate (400 su 866) hanno a che fare con le grandi opere (la TAV su tutte), gli appalti pubblici, il movimento terra.  Nel rapporto si da conto dei 33 anni di tempo e dei 400 chili di esplosivo necessari per abbattere l’ecomostro di San Giuliano Milanese: un residence per i tifosi dei mondiali di calcio del 1990, ma in realtà mai ultimato. Una buona notizia ma è una delle poche, in una puntuale analisi che documenta gli scempi e gli abusi compiuti in Brianza, in Valtellina e sulle rive del Garda. (Leggi qui i dati del Rapporto relativi al ciclo del cemento in Lombardia)

Se è vero quanto ripetutamente sostengono i magistrati della Direzione Nazionale Antimafia che Milano è la nuova capitale della ‘ndrangheta, se è vero che gli interessi economici in gioco sono superiori a quelli collegati alla realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina, non è allarmistico ritenere che i numeri attuali relativi alle infrazioni nel ciclo del cemento sono destinati nei prossimi anni a crescere in maniera corrispondente all’avvio dei lavori collegati alla grande manifestazione mondiale, che avrà il suo acme nel 2015.

Ancora una volta sarebbe protagonista principale una mafia silenziosa, non propensa ad attirare attenzione, perché impegnata a realizzare proventi astronomici, come denuncia il rapporto: “La ‘ndrangheta, a Milano, non spara e non ammazza (quasi) più, ma fa affari. Affari enormi e l’Expo potrebbe rivelarsi un affare colossale. Qui ha saldato rapporti con esponenti del mondo bancario, finanziario e istituzionale, insomma la ‘ndrangheta, all’ombra della madonnina, non è una visione, è una realtà. È oggi un vero e proprio colosso economico-finanziario, foraggiato dalle attività illecite (che la relazione della Commissione Parlamentare Antimafia del 2007 definisce “attività di accumulazione primaria”).

Una conferma di questa chiave di lettura viene dalla recente operazione “Isola” che ha portato a metà marzo in galera esponenti delle famiglie Nicoscia e Arena di Capo Rizzuto (KR), in guerra tra di loro nel territorio di provenienza ma alleati al nord per gestire società impegnate nella logistica, nell’edilizia e nel movimento terra, soprattutto nei cantieri dell’Alta Velocità e della quarta corsia della A4 Milano – Bergamo, tanto da costituire “un sistema centralizzato per la spartizione degli appalti per il lavoro di movimento terra in cantieri pubblici”.

Guarda qui l’inchiesta di Rainews24

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