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Terremoto: cari colleghi, venite a raccontare il territorio

Di Angelo Venti il . Abruzzo

Apro il file per scrivere questo pezzo senza sapere nemmeno come
riuscire a inviarlo, quando arriva la quarta delle scosse avvertite
distintamente in questa giornata.

 Ci troviamo vicini al centro del cratere ma tranne i cellulari, siamo
tagliati fuori dal resto del mondo: non ci è possibile controllare la
magnitudo perché siamo senza radio e tv e anche il segnale internet
della chiavetta portatile va e viene. Malgrado tutto, il resto della
redazione di emergenza che abbiamo allestito in una baracca di legno
presso il campo da rugby del paese ha iniziato a sfornare i primi
“giornali”: un foglio A3, stampato in bianca e volta. Domenica – alla
presenza della delegazione di liberainformazione.org – il nostro
ciclostile ha dato vita al numero zero del giornale
site.it/sollevatiabruzzo. Ci sono difficoltà per reperire l’inchiostro,
mentre 20 risme di carta sono arrivate grazie all’editore de Il
Martello del Fucino che fa la spola tra Roma, Pescina e L’Aquila e ci
rifornisce anche di viveri: con le prime 1.500 copie siamo riusciti a
coprire una buona parte dei campi di sfollati distribuiti sul
territorio. Le reazioni della popolazione alla vista di “Rialzati
Abruzzo” sono state più che incoraggianti. Paradossalmente, i meno
informati su quanto succede nelle zone colpite dal sisma sono proprio
le popolazioni terremotate: in zona si ricevono pochissimi giornali
nazionali che, insieme alle tv, da diversi giorni hanno cominciato a
ridurre drasticamente le notizie provenienti dalle zone colpite. Ma con
la comprensibile sorpresa suscitata dal ritrovarsi tra le mani un
foglio stampato in loco, gli sfollati hanno appreso per la prima volta
la notizia di quanto successo il giorno di Pasquetta in piazza d’Armi:
migliaia di metri cubi di macerie prelevate dagli edifici crollati
venivano triturate, cancellando così prove preziose per l’accertamento
delle responsabilità di crolli. E l’indignazione è cominciata a
crescere insieme alla preoccupazione per l’immediato futuro, per la
ricostruzione e in particolare per il ruolo assunto dai vertici della
Protezione civile che qui esercita un controllo assoluto. In molti ci
hanno contattato o sono venuti “in redazione”: chi semplicemente per
confessarci che dalla scossa devastatrice ha pianto per la prima volta
solo alla lettura dell’articolo “La casa delle parole” di Sergio
Nazzaro, chi per segnalare notizie, chi per mettersi a disposizione per
aiutare nella distribuzione. Quello che si avverte, palpabile, è un
disperato bisogno di far ripartire la vita civile. La semplice uscita
di un foglio viene vista come una delle possibili sponde. Se ne avverte
un disperato bisogno per poter fronteggiare non i danni e i lutti del
terremoto, ma le insidie del dopo. L’informazione, in questa situazione
di emergenza, può svolgere un ruolo fondamentale. Nella nostra
minuscola redazione di fortuna, sentiamo ora tutto il peso di questa
responsabilità e lanciamo un appello a chi è sensibile ai temi
dell’informazione, a chi è consapevole dei rischi che si affacciano
sull’intera regione con la ricostruzione e soprattutto ai colleghi:
venite sul posto e raccontate.

info: site.it

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