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Grosseto ARRESTO ECCELLENTE Banda Magliana, in manette il capo Maurizio Abbatino si era pentito e da anni viveva in Maremma

Da La Nazione il . Toscana

Arrestato a Grosseto Maurizio Abbatino, capo storico della Banda della
Magliana. L’uomo, 53 anni, ormai da qualche anno risiedeva nel
capoluogo maremmano beneficiando, sotto protezione, della detenzione
domiciliare in quanto collaboratore di giustizia. Ma ieri il tribunale
di sorveglianza di Roma ha sospeso i «benefici». Alle 10,30 infatti due
poliziotti hanno suonato alla porta dell’appartamento di Abbatino,
notificandogli l’avvenuta revoca dei benefici. L’ex capo della Magliana
è stato portato prima in Questura quindi in un carcere «top secret».
Questo in quanto con le sue testimonianze Abbattino ha contribuito in
modo signficativo alla ricostruzione di tutti crimini della Banda che
per tutti gli anni Settanta seminò panico e terrore a Roma, con
conseguente arresto dei principali boss.

«ENTRO sessanta giorni — ha detto il suo difensore, l’avvocato
Alessandro Capograssi — dovrà essere fissata l’udienza nella quale si
dovrà decidere se convalidare o meno il provvedimento».
Il legale sostiene di non conoscere le ragioni che hanno indotto il
Tribunale di Sorveglianza di Roma a sospendere i domiciliari. ‘«Analoga
vicenda accaddeal mio assistito due anni fa — ha spiegato l’avvocato —
e ciò avvenne alla vigilia della testimonianza che Abbatino doveva
rendere nel corso del processo per l’omicidio del banchiere Roberto
Calvi. Fu chiuso nel carcere di Sulmona per una presunta violazione. In
quel caso, però, il provvedimento non venne confermato e dopo poco
pochi giorni fu riammesso ai domiciliari». Il 5 dicembre prossimo,
Abbatino dovrà difendersi dall’accusa di diffamazione nei confronti
dell’ex questore Pompò per le dichiarazioni rese nel corso della
trasmissione «Chi l’ha visto?».

ABBATINO fu arrestato a Caracas nel 1992, al termine di una lunga e
laboriosa indagine condotta dal giudice Otello Lupacchini.All’epoca
soprannominato dagli amici «Crispino», per la sua capigliatura folta e
riccia, Abbatino, sin dall’inizio fu legato a Franco Giuseppucci detto
«il Negro», con cui ben presto diventò il capo della Magliana. Nel 1985
fu arrestato e condannato a 20 anni per omicidio, traffico di droga e
associazione a delinquere. Dopo aver ottenuto gli arresti domiciliari
per un presunto tumore osseo, Abbatino fu ricoverato nella clinica
romana «Villa Gina’» per una distrofia muscolare. Dalla clinica, nel
1986, Abbatino evase calandosi da una finestra con le lenzuola. Solo a
gennaio 1992 fu arrestato di nuovo a Caracas, in Venezuela, ed
estradato in Italia a ottobre. Dopo il nuovo arresto, Abbatino, a cui
gli ex compagni di malavita nel frattempo avevano ammazzato il
fratello, decise di pentirsi e quindi fu sottoposto ad un programma di
protezione. Nelle sue deposizioni ai vari processi, tra cui quelli per
l’omicidio Pecorelli, Abbatino ha parlato della struttura della banda
della Magliana, dei rapporti con personaggi politici, con esponenti del
terrorismo nero, con la mafia, con il gruppo ili gruppo di Turatello,
Flavio Carboni e Francesco Pazienza, del deposito di armi nascosto a
Roma al Ministero della Sanità. L’11 ottobre dell’anno scorso, la terza
corte di Assise di Roma ha dichiarato la prescrizione, a circa 25 anni
dai fatti contestati, per Maurizio Abbatino e altri tre esponenti della
Banda della Magliana, accusati di cinque omicidi. Il processo, arrivato
in aula dopo una lunghissima serie di intoppi procedurali, costituisce
solo uno stralcio del processo principale alla Banda della Magliana.

IN MAREMMA Maurizio Abbatino si era costruito una nuova identità, il
cognome lo scelse aprendo a caso un elenco telefonico, una nuova
occupazione, di fatto una nuova vita. Una vita che voleva essere
opposta a quella che aveva contraddistinto la prima parte della sua
esistenza. Sicuro, freddo, (non a caso il «Freddo» è il nome con cui
Giancarlo De Cataldo lo chiama nel suo «Romanzo Criminale», diventato
anche un successo sia al cinema che in Tv) nella sua vita da gangster,
silenzioso, dimesso sempre pronto a farsi in quattro per gli altri. nel
suo lungo soggiorno grossetano. In modo particolare Abbatino si era

dedicato alle persone abbandonate da tutti. Da anni infatti Abbattino,
con la sua nuova identità, era un volontario apprezzato e attivo di
un’associazione di Grosseto che si occupa degli ultimi e dei desiderati.

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