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Venerabili silenzi

Di Pino Finocchiaro il . Sicilia, Toscana

Licio Gelli si è avvalso della facoltà di non rispondere di fronte al procuratore aggiunto dell’antimafia di Palermo, Roberto Scarpinato, nell’ambito dell’inchiesta Hiram, una branca recente della più complessa inchiesta “Sistemi criminali” che tentò di illuminare a giorno i rapporti tra Cosa Nostra, politica, massoneria e poteri deviati.

Il gran maestro della loggia segreta P2 ha potuto avvalersi del venerabile diritto al silenzio giacché era stato indagato per un‘ipotesi reato ormai prescritto nell’ambito dell’inchiesta giudiziaria sulla rete di favori e connivenze tra mafiosi, pubblici funzionari e massoni deviati. Il numero quattro della loggia imbottita di neo golpisti, vetero fascisti e generali argentini distintisi nella caccia ai desaparecidos, reduce dai successi televisivi con il programma “Venerabile Italia” su Odeon Tv nel quale ci ha ammannito leziosi giudizi positivi sul suo ex apprendista muratore Silvio Berlusconi, Licio Gelli, appunto, s’è ammutolito d’un fiato appena fatto ingresso nella caserma dei carabinieri di Arezzo dove Scarpinato con i sostituti Asaro e Guido si apprestavano a chiedergli qualcosa sui faccendieri blocca-processi nelle cancellerie della Cassazione, che avrebbero così favorito la borghesia mafiosa di Cosa Nostra.

Licio Gelli non avrà gradito le attenzioni dei magistrati palermitani che in passato lo avevano indagato per “eversione sovversiva dello stato e associazione mafiosa”. Ipotesi di reato, ovviamente, inverosimile per il presunto capo della Loggia P2. Scarpinato e i carabinieri di Palermo sembrano pensarla diversamente. Il presunto capo della P2, Licio Gelli, infatti, secondo le indagini svolte dai carabinieri negli ultimi mesi sarebbe stato uno dei punti di riferimento di alcuni degli indagati dell’inchiesta Hiram. Gelli avrebbe ricevuto nella sua villa alcuni esponenti massoni coinvolti nell’inchiesta sulle pratiche insabbiate in Cassazione con la collaborazione di impiegati infedeli e un faccendiere umbro, Rodolfo Grancini, presidente a Orvieto del Circolo del Buon Governo che fa capo a livello nazionale a Marcello Dell’Utri.

Altro destinatario dei recenti interventi pubblici di Licio Gelli. Altra coincidenza. Il presunto capo della Loggia Propaganda era stato interrogato dal giudice Giovanni Falcone, ucciso a Palermo nell’attentatone del 1992, nell’ambito di un’inchiesta su un traffico d’armi, ed aveva risposto in qualità di testimone per un assegno bancario monitorato dall’antimafia di Palermo. Chiaramente, Gelli preferisce essere testimone in tv piuttosto che in una caserma dei carabinieri.

Evidentemente, il presunto capo della P2 predilige testimoniare davanti a un giornalista – magari di quelli che sbagliano o non pronunciano affatto la seconda domanda – piuttosto che davanti ad un pm colto e tecnicamente attrezzato come Roberto Scarpinato. Di fronte a certi insolenti che continuano a vestir la toga a testa alta anziché il cappuccio a capo chino, a Gelli non resta che opporre un ostinato – anche se non troppo venerabile – silenzio.

pinofinocchiaro@iol.it

www.pinofinocchiaro.it

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