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Intimidazione al magistrato Roberto Piscitello

Di Rino Giacalone il . Lazio, Sicilia

Una busta con 4 proiettili è stata recapitata venerdì scorso a Roma
al vicecapo di Gabinetto del ministero di Grazia Giustizia, Roberto Piscitello, fino a poco tempo fa magistrato della Dda di Palermo e titolare delle indagini antimafia relative alla provincia di Trapani, oltre che il principale inquirente che negli ultimi anni ha guidato la «caccia» al super boss latitante Matteo Messina Denaro.

Da poche settimane Piscitello si è trasferito nella capitale, chiamato al ministero di via Arenula dallo stesso Guardasigilli Alfano: nell’ufficio romano del magistrato è arrivata l’intimidazione, l’ennesima per l’ex pm. Si tratta di una busta che dovrebbe essere stata imbucata a Roma e contenente i 4 proiettili: munizioni per arma lunga, per un fucile di precisione, come hanno spiegato gli investigatori che si occupano del caso. Una minaccia precisa. La seconda in poco tempo, considerato che l’anno scorso, a settembre, Piscitello subì un anomala intrusione nella propria casa di Marsala, dove abita con moglie e figlioletta.

Una azione che i malviventi volevano fare passare per un furto, mentre successive indagini avrebbero evidenziato che Cosa nostra era la «mandante» del colpo, forse per una intimidazione, forse per fare cercare qualcosa tra le carte del magistrato. La «mafia», che secondo alcuni avrebbe perso forza, periodicamente invece fa avvertire la sua “pesante” presenza. Le indagini coordinate dal pm Piscitello sono quelle che nel tempo hanno scompaginato Cosa Nostra, costringendola a risalire sempre la china, perché hanno preso di mira, grazie al lavoro degli investigatori, la cerchia dei complici dei boss mafiosi trapanesi. L’ex pm ha firmato le inchieste che hannofatto luce su flussi di denaro, riciclaggi, imprenditoria mafiosa e appalti pilotati.

La mafia ha nel tempo dimostrato di sapersi riorganizzare e manda così i suoi terribili segnali. Preceduti da quanto il super latitante Matteo Messina Denaro scrive nei suoi pizzini rivolto ai “complici” e cioè che “non la si deve dare vinta”.

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