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Basilicata, ucciso il boss Cassotta
“Siamo in piena guerra di mafia”

Di Alessio Magro il . Basilicata, Dai territori

E’ guerra di mafia nell’alta Basilicata: muore anche il terzo dei fratelli Cassotta, Bruno, ammazzato questo mattina a Rionero in Vulture, nel Potentino. Il 52enne è stato ucciso con alcuni colpi di pistola alla testa. Il corpo era fuori dalla sua auto, a distanza di diversi metri, elemento che farebbe pensare a un tentativo di sfuggire all’agguato.

“E’ l’ennesima conferma della forza criminale delle mafie lucane – afferma don Marcello Cozzi, referente Basilicata di Libera – adesso nessuno potrà più negare”. Una presa di posizione forte, quella di Cozzi, che segue a mesi di polemiche feroci. Non solo parole: il coordinamento di Libera è già al lavoro per scendere in piazza il 9 ottobre, con le scuole e soprattutto con i sindaci, fino ad oggi freddi nella lotta alle mafie autoctone.

“E’ guerra di mafia, ormai è chiaro” aggiunge don Marcello. Quello di oggi è un altro colpo al clan Cassotta, dominante nel Vulture-Melfese. Dopo l’uccisione di Ofelio nel ’91 è toccato a Marco, freddato lo scorso 17 luglio. Entrambi i fratelli sono stati carbonizzati. Il segno della violenza dello scontro. Che è continuato con l’omicidio del presunto killer di Marco Cassotta, lo scorso aprile. Con Massimo Cassotta in carcere per omicidio,  Bruno aveva assunto il comando della famiglia.

L’agguato di oggi segna la fine di un’era: spazzati via i vecchi boss, è la ‘ndrangheta a tentare la scalata al potere. Con la faida Cassotta-Delli Gatti  aperta negli anni Novanta, i vecchi Boss dell’Alta Basilicata sono stati spazzati via. Gli ultimi due capi storici, Rocco Delli Gatti e Domenico Petrilli, sono morti nel 2003. Adesso è un cartello criminale ad egemonia ‘ndranghetista (cosca Barbaro) a tentare la presa del potere. Gli affari sono quelli di sempre: usura, racket e droga. Non una mafia col colletto bianco, ma proprio per questo più violenta.

E’ infuriato Cozzi, l’autore di “Quando la mafia non esiste – Malaffare e affari della mala in Basilicata” (Ega editore). Un libro che va a fondo sugli intrecci mafia-massoneria-politica, un lavoro che ha scatenato una polemica dura con un refrain pericoloso, quello del negazionismo. “Aspetto di vedere se c’è chi ancora nega l’evidenza: qui le mafie esistono eccome. Ma porteranno tutto sulla coscienza”.

La reazione è già forte. Il coordinamento di Libera  è al lavoro per organizzare una manifestazione di piazza, il 9 ottobre a Rionero in Vulture, il luogo dell’omicidio. Ci saranno le scuole e ci saranno anche i sindaci. Quelli sensibili, quelli che nel tempo hanno risposto agli appelli di don Cozzi, e anche quelli che da sempre fanno parte del fronte degli scettici. Il sindaco di Melfi Alfonso Navazio (Pdl-Forza Italia) ha dato la propria adesione. “Era il più distante da noi – dice Cozzi – adesso si dice esterrefatto”. Un passo avanti verso la presa di coscienza della realtà: anche la Lucania è terra di mafia.

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